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EDITORIALE - C'è crisi. A Jesolo c'è sempre meno richiesta. Molti stanno abbandonando la località. Si è sentito affermare in maniera categorica che è impensabile la costruzione di ulteriori complessi alberghieri od extra alberghieri. L'attuale ricettività di Jesolo è più che sufficiente, perchè l'arenile non puo' ospitare oltre il numero concesso, anche per garantire un certo equilibrio alle aziende esistenti per gli anni a venire. Vorremmo, se possibile, iniziare un piccolo ragionamento su questo tema. Se non fossero sorti, tanti e tali alberghi vent'anni fa. Se non fossero sorti nè bar, nè condomini, nè negozi e coloro i quali rappresentavano allora le aziende esistenti non ne avessero permesso la costruzione, cosa sarebbe di Jesolo oggi? Ed inoltre... (segue pagine interne)

IL TERRITORIO ABBANDONATO: ...Non c'è disastro o calamità naturale infatti che possano essere relegati nella dimensione biblica della fatalità, senza chiamare in causa le responsabilità o quantomeno le corresponsabilità dell'uomo, l'uomo di governo e l'uomo della strada, il potente e il cittadino comune. Vittime, feriti e dispersi; frane, smottamenti e alluvioni; danni e rovine non sono altro che il triste risultato del combinato disposto tra la furia degli elementi e l'inerzia o l'incuria degli esseri umani. Tutto è, fuorché emergenza: cioè eventualità imprevista e imprevedibile, caso fortuito, accidente della storia... Giovanni Valentini - la Repubblica - 3 marzo 2011

venerdì 12 settembre 2014

Daniza e la storia di gente imbecille con l'istinto di uccidere

LA TRISTEZZA
E' una triste storia, lunga, anzi no, un infinito racconto di tristezze e malinconie. Un racconto che inizia tutti i giorni e non finisce mai e si moltiplica all'infinito. Si riproduce quasi ne avesse necessità, avido. Riproduce se stesso, le ingiustizie, le infamità, le imbecillità. La pazzia autoreferenziale che si specchia e si bea. Lo specchio poi, un bel giorno, non basta più ed allora i colori di Mirò diventano tutti neri, la musica si trasforma in suono ripetitivo e la foresta diventa un maniero che a sua volta diventa simbolo che a sua volta diventa madre che a sua volta diventa animale che a sua volta diventa orso. 
   E l'orso è anche femmina, partorisce svezza ed educa. L'istinto non ha niente a che vedere con gli animali. Han bisogno di apprendere, momento dopo momento già che gli animali non hanno i minuti. Han bisogno di saper annusare, di saper sentire, di saper guardare. Hanno vitale necessità di apprendere la paura, di nutrirsi di prudenza e di difendere se stessi ed un territorio fatto di boschi boscaglie e monti e buio con un po' di luce che filtra che che basta a guardare senza essere visti. E' un ambiente tanto poco ospitale, tanto poco gentile con i suoi abitanti che un cucciolo di orso necessita di quattro lunghissimi anni per divenire predatore, per imparare a nascondersi e per, se occorre, difendersi. Quattro anni nei boschi.
   E qui inizia un'altra delle infinite storie che ci spossano ogni giorno che Dio manda in  terra, un'altro di quegli accadimenti che ci fustigano, ci maltrattano, ci scuotono e ci piegano sempre di più. E' la storia di Daniza e dei suoi piccoli, la storia di una famiglia che non è riuscita a rimanere unita. Si è spezzata, per sempre. 
   La violenza entra nelle vite all'improvviso. Senza preavviso, si intrufola viscida, appare e ci guarda e noi non ci facciamo caso. Sembra quello di sempre, invece è il destino ingiusto fabbricato da un uomo che tutto fa, tutto pensa tutto decide tutto osa. E pensare e decidere ed osare di sfidare la natura è da imbecilli.
   A volte gli imbecilli vanno per funghi. Non lo sapevo, ora lo so e molto, ma molto, ma molto chiaramente.
   A volte gli imbecilli decidono per altri uomini e per altri esseri cosa è giusto, lo sapevo, ma ora lo so meglio, di più e molto chiaramente. 
Mi si è come liberato il comprendonio: il mondo è pieno di imbecilli.
Si beano di se stessi, nella loro incoscienza ed avanzano, imperterriti guidati da quell'istinto che gli stessi animali non hanno. L'istinto dell'uomo è quello del predatore e forse è l'unico vivente che uccide anche quando non ha fame, anche quando non è in pericolo. Uccide, ammazza, ma il gesto suo più ignobile è il calpestare gli indifesi. 
   Questa storia la conosciamo tutti. Daniza è stata uccisa per aver difeso dei cuccioli di orso nel suo territorio. Ha dato la vita per aver incontrato l'uomo senza averlo cercato. Daniza è morta per aver creduto in se stessa ed in quello che faceva. Con i suoi cuccioli compiva il gesto più nobile, perpetuare. Un gesto divino compiuto da un animale.I suoi piccoli ora sono letteralmente snaturati. Non sopravviveranno nel loro ambiente o saranno educati dall'uomo e non saranno più orsacchiotti e non diventeranno mai orsi...

OPERAZIONE MORTE
Le domande sono molte. Viene da chiedersi cosa ci facesse l'imbecille nel territorio degli orsi. Viene da chiedersi chi abbia deciso di punire una bestia "socialmente pericolosa" come se venisse dai centri sociali o da Casa Pound, viene da chiedersi in base a quali normative abbiano agito, a quali regole, con quali motivazioni le abbiano applicate. Chi abbia deciso di sopprimere (eliminare assassinare togliere di mezzo) quel fiero e bellissimo animale che ha avuto il solo torto di essere femmina. Chi ha deciso la dose si anestetico da somministrare (sparare). Va a finire che gli imbecilli siamo noi quando ci guardano in faccia e ci dicono che Daniza non ce la ha fatta a sopportare la dose. Ma no, ma no, state tranquilli e che gli imbecilli sono loro. Anzi peggio non hanno pietà, non hanno rimorsi. Hanno avuto quasi un mese per portare a termine un piano criminale, dal 16 agosto al 11 settembre, data dedicata ai soprusi ed al sangue. In tante lunghissime giornate, durante le quali Daniza braccata cercava trovava cambiava nascondigli, neanche un risentimento, non un sussulto, non un barlume di umanità. Probabilmente gli addetti all'operazione od almeno coinvolti, saranno stati dei veterinari e delle guardie forestali. Tutta questa gente ha offeso se stessa, la propria professione, già che penso che si abbia cura degli animali e della natura per passione ed amore autentici, e tutti noi. Hanno violentato un animale. Non è possibile che nessuno abbia avuto i coglioni per protestare, per dissociarsi, per disubbidire. Penso a che razza di persone possano essere. Qualcuno di loro avrà a casa un cane od un gatto. Povere bestie! La rabbia più grande va rivolta a quegli imbecilli che hanno autorizzato, deciso, pianificato un 'operazione di morte

   Non sapremo mai i nomi, non conosceremo le responsabilità. Domattina qualcuno di noi berrà caffè appoggiato al bancone di un bar, non lo saprà mai, ma magari quel signore vicino a lui è un irresponsabile portatore di morte e non si farà riconoscere perchè dal suo volto e dalla sua mimica non troverete tracce di pentimento o di quella depressione che dovrebbe aggredire chiunque commetta un'ingiustizia.
   Intanto la scomparsa di Daniza e quei due cuccioli orfani ha dato il via allo show mediatico. Si sapeva dal 16 agosto che la povera era condannata a morte. Molti avrebbero potuto intervenire. Molti sarebbero dovuti intervenire. Hanno tutto aspettato di spettacolizzare una morte e si sono profusi in dichiarazioni:
"Vogliamo giustizia!", "una morte voluta", "barbarie", "esecuzione", "la morte di un'innocente", "inumano", "commissione d'inchiesta subito", "dimissioni", "lo schifo", "accanimento", "ergastolo perpetuo", "mi vergogno di vivere in un paese così". (L'Espresso)  E' un ronzio, sempre più insistente, con volume aumentando, insopportabile, mille voci, brusii. Brusio di morte.

RESPOSABILMENTE IRRESPONSABILI
   Intanto vedo i politici, qualcuno di loro sicuramente avrebbe avuto l'autorità di intervenire, anche contro le leggi che quando sono inumane devono essere trasgredite nell'urgenza e cambiate in meglio nel tempo. Il Ministro Gianluca Galletti, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi  non sembra si siano dannati per la questione che, in fondo, trattava di vita o morte e trattava di giustizia. Da oggi sono garanti di un'ingiustizia. Oltretutto non sono in grado di salvare un'animale e vogliono farci credere che riusciranno a salvare gli italiani tutti. Totò avrebbe detto: "Ma mi faccia il piacere", mio nonno Paolo Muti, M.O al valore, diceva "L'ignoranza è una gran forza". Guardo i rappresentanti delle nostre istituzioni in maniche di camicia e ricordo che una volta un galantuomo non si toglieva mai la giacca in pubblico, e comunque in privato indossava la giacca da casa e comunque non rivolgeva la parola a nessuno con le mani in tasca.
 Lasciate le interrogazioni, sappiamo tutti cos'è successo. Non mentiteci, abbassate il capo e guardate da un'altra parte, infilandovi una giacca che magari vi donerebbe una parvenza di rispettabilità.

AVVISO AI LETTORI:
Chi non ama gli animali dimentichi queste righe. Non vogliamo essere letti da imbecilli, ne va della nostra autostima.

Gabriele Colautti


 Piccoli orsi con la madre

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