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EDITORIALE - C'è crisi. A Jesolo c'è sempre meno richiesta. Molti stanno abbandonando la località. Si è sentito affermare in maniera categorica che è impensabile la costruzione di ulteriori complessi alberghieri od extra alberghieri. L'attuale ricettività di Jesolo è più che sufficiente, perchè l'arenile non puo' ospitare oltre il numero concesso, anche per garantire un certo equilibrio alle aziende esistenti per gli anni a venire. Vorremmo, se possibile, iniziare un piccolo ragionamento su questo tema. Se non fossero sorti, tanti e tali alberghi vent'anni fa. Se non fossero sorti nè bar, nè condomini, nè negozi e coloro i quali rappresentavano allora le aziende esistenti non ne avessero permesso la costruzione, cosa sarebbe di Jesolo oggi? Ed inoltre... (segue pagine interne)

IL TERRITORIO ABBANDONATO: ...Non c'è disastro o calamità naturale infatti che possano essere relegati nella dimensione biblica della fatalità, senza chiamare in causa le responsabilità o quantomeno le corresponsabilità dell'uomo, l'uomo di governo e l'uomo della strada, il potente e il cittadino comune. Vittime, feriti e dispersi; frane, smottamenti e alluvioni; danni e rovine non sono altro che il triste risultato del combinato disposto tra la furia degli elementi e l'inerzia o l'incuria degli esseri umani. Tutto è, fuorché emergenza: cioè eventualità imprevista e imprevedibile, caso fortuito, accidente della storia... Giovanni Valentini - la Repubblica - 3 marzo 2011

domenica 31 agosto 2014

Un miliardo per l’Alta Velocità Nuovo tracciato per Tessera

Marchi: «Passo fondamentale per la modernizzazione. Il Comune è contrario? Tanto ne parleremo con il nuovo sindaco...»

VENEZIA — Come preannunciato lunedì da una nota congiunta del ministero delle Infrastrutture e del Gruppo Fs, il ministro Maurizio Lupi e l’ad delle Ferrovie Michele Elia hanno firmato ieri, nella cornice del Meeting di Cl a Rimini, l’intesa per il futuro approdo dell’Alta Velocità negli aeroporti di Roma-Fiumicino, Milano-Malpensa e Venezia- Tessera. «Entro la fine del 2014 vogliamo avere da Fs gli studi di fattibilità - ha detto Lupi -. Bisogna passare dalle parole ai fatti. Era una vergogna che i nostri principali aeroporti non fossero collegati con l’Alta Velocità». La spesa, ha poi spiegato il ministro, è stimata in circa tre miliardi: un miliardo ciascuno per gli scali di Milano e Roma, poco meno per Venezia. All’accordo del Meeting era presente anche il presidente di Save, Enrico Marchi.
Soddisfatto? «Più che soddisfatto, sono orgoglioso. Non capita tutti i giorni che Venezia sieda accanto a Roma e Milano, protagonista di un grande progetto strategico non solo per il capoluogo lagunare o per il Veneto ma per l’intera nazione. E’ un risultato straordinario, un passo importantissimo per la modernizzazione dell’Italia».
Come si è arrivati a questa firma? L’accelerazione è stata per molti versi inattesa. «In realtà ci stavamo lavorando da tempo. Mi sono incontrato più volte con Lupi, ne ho parlato con Elia e, ovviamente, non mi sono lasciato sfuggire la chance di discuterne con il premier Matteo Renzi l’ultima volta che è atterrato a Venezia, in occasione del Digital Venice».
C’è chi dice che l’Alta Velocità fin sotto l’aeroporto non sia indispensabile, che in Europa ce l’hanno solo Francoforte e Rotterdam mentre tutti gli altri scali funzionano comunque con i convogli express... «Non è vero, a memoria conto sette esempi solo in Germania. L’orientamento è quello e non perché lo dice Marchi ma perché lo dice la Commissione europea: i core airport devono essere collegati all’Alta Velocità. Venezia, in particolare, è crocevia del corridoio Mediterraneo e di quello Baltico. Per noi è un’occasione irrinunciabile per fare del Marco Polo un vero polo intermodale ferro-aria. Le faccio un esempio: da noi arrivano ogni giorno dieci pulmini da Lubiana. Domani potrebbe utilizzare il treno. Con la Tav il nostro bacino si allargherebbe da Brescia alla Slovenia».
La fermata a Mestre non era sufficiente? «Si punta a portare la Tav fuori dalle città, come dimostra anche il progetto di Vicenza, che difatti ha la fermata in Fiera. Comunque valuteremo i flussi di traffico e studieremo eventuali collegamenti secondari».
La soluzione prescelta è il tunnel sotto la gronda lagunare? «Se penso che le prime proposte che mi sono state fatte dalle Ferrovie risalgono al 2001... Ora ci concentriamo su un tracciato meno impattante del tunnel, che dalla linea dei bivi scende verso l’aeroporto e poi risale continuando lungo la Venezia-Trieste. Tessera non sarà dunque stazione di testa ma passante e proprio lì sta la differenza con l’ipotesi dell’ex commissario Mainardi. Di qui a di- cembre, comunque, lavoreremo fianco a fianco con Rfi, non accetteremo ipotesi “chiavi in mano” ».
Quanto costerà? «Tra 700 e 800 milioni». Save è disposta a cofinanziare? «Non ne abbiamo ancora discusso ma sì, se ne può parlare se ci sarà la possibilità di inserire l’opera nel contratto di programma. Abbiamo già dimostrato la nostra disponibilità in tal senso in passato, studiando soluzioni in project sull’esempio della Perpignan-Figueres. Poi non scordiamoci i fondi Ue, la Cassa depositi e prestiti, il fondo Margherita (fondo europeo) ».
Resta nero su bianco la contrarietà del Comune, anche se oggi è commissariato. «Al momento è un dettaglio ininfluente. Il Comune sarà interpellato quando ci saranno il progetto di Rfi e il via libera del ministero, dunque ad aprilemaggio, dopo le elezioni. Ne parleremo col nuovo sindaco».
Il costo oggettivamente alto, la complessità del progetto, l’annunciata opposizione del territorio. Non sarebbe stato meglio puntare su una soluzione low cost? Così non rischia di arenarsi tutto? «Questo tracciato si può fare in due fasi funzionali. Il primo stralcio ricalca sostanzialmente la Smfr, con una curvatura leggermente diversa, non costa più di 220 milioni ed a quel che mi risulta è già finanziato. Il secondo si può fare anche più avanti, quel che è importante è avere una prospettiva di lunghissimo periodo ed evitare progetti che possono castrare il successivo sviluppo dell’infrastruttura, che deve poi proseguire verso Trieste. I soldi? Abbiamo buttato al vento 1,5 miliardi per la progettazione del ponte di Messina, penso che 800 milioni si possano investire sulla Tav nel terzo scalo italiano».
Quando vedremo l’opera realizzata? «Non faccio previsioni, a questo punto mi accontento dei piccoli traguardi. Il primo è a dicembre. In questi giorni assistiamo ad un grande dibattito sul futuro di Venezia: questa è un’occasione irripetibile, un fatto concreto tra mille parole».
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