EDITORIALE - C'è crisi. A Jesolo c'è sempre meno richiesta. Molti stanno abbandonando la località. Si è sentito affermare in maniera categorica che è impensabile la costruzione di ulteriori complessi alberghieri od extra alberghieri. L'attuale ricettività di Jesolo è più che sufficiente, perchè l'arenile non puo' ospitare oltre il numero concesso, anche per garantire un certo equilibrio alle aziende esistenti per gli anni a venire. Vorremmo, se possibile, iniziare un piccolo ragionamento su questo tema. Se non fossero sorti, tanti e tali alberghi vent'anni fa. Se non fossero sorti nè bar, nè condomini, nè negozi e coloro i quali rappresentavano allora le aziende esistenti non ne avessero permesso la costruzione, cosa sarebbe di Jesolo oggi? Ed inoltre... (segue pagine interne)
IL TERRITORIO ABBANDONATO: ...Non c'è disastro o calamità naturale infatti che possano essere relegati nella dimensione biblica della fatalità, senza chiamare in causa le responsabilità o quantomeno le corresponsabilità dell'uomo, l'uomo di governo e l'uomo della strada, il potente e il cittadino comune. Vittime, feriti e dispersi; frane, smottamenti e alluvioni; danni e rovine non sono altro che il triste risultato del combinato disposto tra la furia degli elementi e l'inerzia o l'incuria degli esseri umani. Tutto è, fuorché emergenza: cioè eventualità imprevista e imprevedibile, caso fortuito, accidente della storia... Giovanni Valentini - la Repubblica - 3 marzo 2011
Per magazine-portale turistico online ricerchiamo articolista anche prima esperienza che possa scrivere di turismo e le sue tematiche, movida, svago e tempo libero, ristorazione, cronaca, attualità, eventi, sport od un tema al quale sia particolarmente dedito, compresa la narrativa. La zona di copertura è principalmente quella di Jesolo, ma possono essere interessanti anche San Donà di Piave, Caorle, Portogruaro, Eraclea Mare nelle loro sinergie. Si valutano collaborazioni anche da importanti centri turistici in Italia ed all'estero per incrementare confronti e sviluppi.
L'attività verrebbe rimborsata (solo il pubblicato) con banner adsense anche perchè è necessario valutare il volume di visite. Si tratta comunque di una ottima palestra per chi si vuole lanciare nel mondo del writing e non solo.... E' comunque possibile considerare diverse forme di retribuzione. Invia una tua presentazione e, se esistente, un elenco di link già online od un testo inedito ed i tuoi contatti (sferashow@gmail.com, oggetto: ARTICOLISTA)... ti risponderemo al più presto. Il lavoro si può svolgere da casa e non ci sono vincoli di orario.
Non è necessario un particolare titolo di studio, ma solo entusiasmo e costanza.
L'offerta è rivolta in particolar modo a giovani ed a studenti universitari, a blogger che con i loro siti non abbiano abbastanza visibilità, ad amanti della scrittura e del settore informatico, a profondi conoscitori della realtà jesolana, esperti di turismo, che sentano il bisogno di dibattere sui temi importanti che riguardano l'industria alberghiera, il sociale, lo sviluppo. Si possono anche valutare scritti in dialetto veneto La ricerca è indirizzata comunque a qualsiasi fascia di età. Si valutano anche professionalità di alto standing.
Requisiti Indispensabili: a) Maggiore età b) Volontà di incrementare gli iniziali piccoli guadagni b) Fluidità di scrittura c) Amore per la scrittura e per l'informazione Tutti i "pezzi" ci verranno inviati per email, non si necessita quindi di conoscenza uso piattaforme (comunque gradita)
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JESOLO (Venezia) — Ancora una volta i venditori ambulanti si rifugiano in acqua. Domenica pomeriggio a Jesolo, nella spiaggia tra piazza Mazzini e piazza Brescia, i bagnanti hanno assistito alla fuga disperata di una quindicina di stranieri lungo la battigia per sfuggire al sequestro della merce. Nel frattempo, cinque di loro sono entrati in acqua, rimanendovi per circa un’ora. Neanche l’arrivo di un addetto al salvataggio in moto d’acqua è servito a farli uscire. Solo trequarti d’ora più tardi, grazie all’aiuto di un collega che perlustrava la zona e si accertava al telefono sull’eventuale presenza di forze dell’ordine, gli ambulanti sono usciti dall’acqua e se ne sono andati. A pochi metri di distanza, nel frattempo, i vigili hanno sequestrato una borsa piena di orologi contraffatti a un senegalese e lui ha richiamato i suoi «colleghi» per inseguire le forze dell’ordine. Pochi passi, solo il tempo di cominciare a correre, che è intervenuta un’altra pattuglia in supporto e i venditori ambulanti hanno fatto marcia indietro. Il gruppo, formato da sette-otto abusivi, ha rincorso per al massimo una ventina di metri due vigili con l’obiettivo di riprendere la merce appena sequestrata.
A FONDO PAGINA IL SERVIZIO FOTOGRAFICO SULL'EROSIONE IN ZONA PINETA DEL 10 SETTEMBRE 2014
Fine gennaio del 971, d'un tratto arenile sparì. Il mare che scavava e si portava via la sabbia. Sembrava dovesse trascinarci via tutta la spiaggia, ed arrivare agli alberghi, all'ospedale, all'immenso parco dell'Istituto Marino, perfino nelle strade, nelle cantine, nelle case.
Nel ritaglio di giornale (Il Gazzettino del 3 febbraio 1971), la foto della devastazione scattata da Tullio Granchi, lo stesso che d'estate sguinzagliava i suoi scattini (tra tutti Franco Cerbella e Giuliano Murador)per lungo l'intera via Bafile ad immortalare turisti in passeggiata, in quel grigio pomeriggio d'inverno fissò una spiaggia che spaventò tutti, forse spaventò, in quel momento, anche lui. In quell'anno il cucciolo di leone per convincere i villeggianti a farsi fotografare non aveva ancora fatto la sua apparizione, forse doveva ancora nascere mamma leonessa. Gli scattini ti chiamavano, tu li fissavi, prendevi sottobraccio la morosa o la turista tedesca, e loro: click! Poi ti davano un bigliettino colorato e numerato, con l'indirizzo del negozio "Foto Granchi", vicino a piazza Marconi. A lato di "Pettinelli Sport", un po' piu' il là Cadamuro, il barbiere, in un negozio interrato che sapeva di lavanda, e di fronte al bar di Sotgiu, quello che poi d'inverno ci teneva tutti lì a giocare al pitocheto. Venti metri piu' in là la boutique di Ettore e Anita Jovinelli, all'angolo con via Meduse, dove ancora c'era la parrucchieria di William Castellani, la Galleria d'Arte Jesulum di Renato Colautti e Liliana Muti. Di fronte, nella piazzetta, l'Hotel Berlino dei Busanel, il cinema Delfino di Graziani che di li a qualche anno avrebbe sparato ad un suo rivale, uccidendolo. Lì vicinissimo, dopo piazza Marconi con il Centrale ed il Vittoria. Un po' più in giù la caserma della Finanza all'altezza dell' Albergo Rosa. Quell'inverno,con la sua Hasselblad, Granchi fissò un momento definitivo per il Lido di Jesolo. Era finito il dopoguerra, quando i Gobbo (Ivano, del ristorante "il Giardino" che poi anche lavorò nel cinema con Paolo Villaggio) sminavano la spiaggia. Era finita la bengodi. L'eccezionale sviluppo di Jesolo che partecipò in pieno al boom economico dal 1959 in poi. Tutto cresceva, tutto funzionava, tutto si vendeva fino, appunto, a quei giorni. Eravamo un divertimentificio. Ci trasformammo un una popolazione che guardava attonita la sua spiaggia ed implorante i suoi politici. Ci si accorse, allora, e qualche anno dopo avremmo avuto anche l'austerity, quella con le domeniche a piedi per risparmiare, di quanto tutto fosse effimero e che era indispensabile programmare, difendersi, qualificarsi, ma soprattutto che quella splendida Jesolo, quella dei concerti di Patty Pravo e dei Camaleonti, quella del Muretto di Vasco Bettin, quella, precedente, dei balli alla terrazza del Bagni e Miramare, quella del Lido dei Lombardi, del Kursaal, stava per, inevitabilmente, cambiare. E' a questa foto che dobbiamo i pontili di oggi, quelli che, visti dall'alto, sembrano un pettine sdentato. Stanno ancora lì, di monito alle decisioni prese forse tardi e forse maluccio. Dovevan essere provvisori ed invece ancora pettinano la battigia. Quarantatrè anni dopo,quasi nove lustri di amministratori comunali, assessori provinciali e regionali, presidenti di associazioni di commercianti e di albergatori, i pennelli a mare, indefessi, fanno bella mostra di se, senza che nessuno sia riuscito ad arrivare a soluzioni diverse od alternative. Quanche interventino, lì, qualche altro là alla Ezio Greggio in Transilvania con il suo "Ulula, ululà, ululì). Il Caravelle con davanti un bel muretto dighetta a fermare le onde e poi altro, ma nulla che appartenesse ad un progetto definitivo.
La mareggiata fu devastante. Nel tratto di spiaggia che va dall'Hotel Tritone all'Istituto Marino esibì tutta la sua potenza. Mai tanta tristezza, neppure quando pezzi di Vajont, con frigoriferi e materassi e mobilia e qualche carcassa di animale vedevamo galleggiare sul Piave, sulla foce e di fronte alla nostra spiaggia. Neanche e petoette ci avremmo mai più trovato, sulla nostra spiaggia, anche, se, in quegli anni, l' arenile era già stato definitivamente bonificato. Niente più dune, solo spiaggia ed ombrelloni in file giudiziose, come nemmeno i romagnoli hanno mai saputo fare.
Secondo l'ingegner Schiavuta, incaricato dal Magistrato alle Acque nei primi anni '60, la soluzione sarebbe stata una diga foranea a 250 metri in parallelo dalla riva, con passeggiata a mare, e con studiate aperture atte a non interrompere il naturale gioco delle acque e delle correnti. La Diga, collegata a riva con dei ponti, avrebbe impedito l'asporto della sabbia, causato dalle maree e non dalle mareggiate. La soluzione fu giudicata non bella. Poi si giunse alla soluzione provvisoria dei pannelli a mare, che belli non sono, ma ancora stanno lì. Nel frattempo nessun progetto organico, se non quello della Città della Musica...
Gabriele Colautti
Riportiamo l'articolo fotografato nel ritaglio del Gazzettino sopra
pubblicato:
Occorre
difendere la spiaggia dal mare.
La mareggiata che l'altra settimana ha colpito la spiaggia del Lido di Jesolo,
nel tratto
compreso tra l'Istituto Marino e l'hotel Tritone, costringe gli amministratori
ed i
rappresentanti dei vari enti a dover rispondere in questi giorni in
considerazione
di un
problema diventato di scottante attualità data l'ormai prossima apertura della
stagione
estiva: la difesa dell'arenile. Il problema, purtroppo non è di oggi. Lo
dimostra
il fatto che
ai suoi tempi la Serenissima costituì il Magistrato alle Acque, il quale doveva
impedire che
il regime delle correnti, delle maree e dei venti, aggiunto all'artificiosa e
spesso
inconsulta opera dell'uomo, portassero a conseguenze deleterie.
E non è scaduto ancora oggi.
L'arenile di Jesolo è minacciato da correnti, mareggiate ne maree che di
anno in anno
lo riducono. Nella zona di piazza Milana il mare è addirittura arrivato a
cancellare del tutto
la spiaggia e gli alberghi sonbo difesi da dighe che hanno contribuito ad
abbruttire il
panorama, con conseguenze facilmente immaginabili.
Quali sono le cause? C'è chi accusa le centrali elettriche che a monte
imbrigliano l'energia
dei fiumi, chi l'uscita del Piave a Cortellazzo, chi un movimento di
bradisismo positivo che
coinvolge la quasi totalità delle coste italiane e c'è anche chi accusa
l'indiscriminata
costruzione permessa dall'assenza di un razionale piano regolatore nei
primi anni dello
sviluppo del lido di Jesolo.
I provvedimenti presi dal 1967, quando quel problema esplose, ad oggi, non
si sono
quindi dimostrati in grado di risolvere definitivamente la questione.
Il molo della larghezza di circa cinque metri, costruito sulla linea della
battigia e rilevato su
di essa, al tempo della costruzione, di circa 50 centimetri dalla parte del
mare e i "pennelli"
costruiti per oltre quattro chilometri nella zona del faro non appaiono dei
toccasana.
Ma è stato fatto un approfondito studio tecnico preventivo, è giusta una
manomissione
della spiaggia, c'erano altre alternative, è stato considerato abbastanza
il dato fondamentale
del turismo, su cui Jesolo regge?
Nove o dieci anni fa, l'ingegner Schiavuta, incaricato dal Magistrato alle
Acque, propose la
costruzione di una diga foranea a circa 250 metri dalla spiaggia e
parallela ad essa., interrotta
da studiate aperture atte a non impedire il naturale giuoco delle acque e
collegata alla riva
da ponti.
Tale diga, impedendo l'asporto della sabbia dovuto alle maree (e non dalle
mareggiate) dava
altresì i vantaggi di uno specchio d'acqua accessibile alla quasi totalità
dei bagnanti
(non bisogna dimenticare che Jesolo è stazione turistica di massa, la
possibilità di attracco
per piccole imbarcazioni, maggiori attrattive di pesca e, ciò che il
Lido di jesolo non possiede, una vera passeggiata a mare.
L'opera avrebbe impegnato una spesa notevole (due miliardi), ma sarebbe
stata valevole e
definitiva. E' inutile lasciarsi abbagliare da una spesa modesta: chi meno
spende, più spende, ed è ora quindi che sia prospettata, valutata e realizzata un'opera che
offra garanzie di definitività.
Nella mappa, il tratto di arenile (meno di un chilometro) che più soffrì la mareggiata
Aggiornamento dell 11 settembre 2014
Arriviamo poi ai giorni nostri
Pubblichiamo un reportage fotografico di Occhio Jesolano. E' di ieri, 10 settembre 2014, in Pineta.
Le crude immagini ci insegnano che nulla è cambiato dall'ultima settimana di quel gennaio del '71 e che forse scelte diverse andavano fatte.
Il dato emerge dall'analisi del commissario Carlo Cottarelli che ha analizzato i bilanci di tutte le società partecipate. Il dg di Ca' Vendramin Vittorio Ravà: "Negli anni la società ha versato cifre enormi al comune"
“Tanto vince sempre il banco”. Insomma, mica sempre. A Venezia ad esempio pare che non vada così. Almeno secondo i conteggi fatti dal commissario governativo Carlo Cottarelli che ha piazzato sotto la lente della spending review tutte le partecipate italiane con un risultato che “regala” ancora una volta a Venezia la maglia nera dei conti. Il Casinò veneziano, con la sede di Ca’ Vendramin Calergi che fa capolino in Canal Grande e la sede meno glamour di Ca’ Noghera sono in cima alla lista (nel dato 2012) delle 1423 società partecipate con conti in rosso. Già in Italia 1 su 4 non va (o meglio non andava, perché i bilanci sono 2012 ndr). Ma il Casinò, o meglio la Cmvdi Venezia sale sul podio con 20,3 milioni di passivo patrimoniale, seguito dall’azienda della Fiera romana (con 15 milioni di passivo) e i trasporti romani Cotral (sempre 15) Certo, in questi anni, la crisi si è fatta sentire anche nelle case da gioco che hanno registrato accessi e valori di incassi in discesa in tutta Italia, ma a Venezia la spirale si è chiusa più velocemente. Perché? A fare alcune precisazioni è lo stesso direttore generale Vittorio Ravà: “Ci sono da chiarire due cose – ha detto – la prima è che il dato citato da Cottarelli è il patrimonio netto consolidato del gruppo che era effettivamente negativo che è ben diverso da un passivo di bilancio. A segnare in modo pesante il dato patrimoniale c’era la plusvalenza di 20 milioni legata al conferimento del marchio ad una controllata. In secondo luogo va precisato che in dieci anni il Casinò di Venezia ha versato cifre enormi nelle casse del Comune di Venezia. Fino al 2011 si è trattato di un valore fisso predeterminato, dal 2012 invece versiamo il 25% dell’incasso”. Ma quali sono queste cifre? Sono stati 28 milioni nel 2012, 27 nel 2013 e a breve ne verranno versati 26 nel 2014. Dal 2006 al 2009 l’azienda, che allora era la migliore sul mercato italiano, ha dovuto versare al Comune 410 milioni di euro (107 milioni i primi tre anni, una novantina il quarto). “Non esagero dicendo che la colpa della “maglia nera” – dice Ravà – è certamente di questo secondo aspetto”. Non solo. Nello sdoppiamento societario (del 2012 ndr) che ha visto la nascita della Casinò municipale venezia spa e della Cmv Gioco entrambe le società a fine anno hanno chiuso il bilancio in utile. La prima di 2,2 milioni e la seconda di 147 mila euro anche se da gennaio a settembre la Casinò municipale di Venezia spa avrebbe versato 21,2 milioni al Comune e nel resto dell’anno la Cmv gioco 7,3 milioni. “Il consolidato di gruppo ha chiuso però in passivo di 4 milioni – spiega Ravà – questo per colpa della svalutazione per 4,9 milioni di una partecipazione (la società Casinò di Malta ndr)” spiega Ravà. Negli ultimi mesi, intanto, dopo che la Giunta Orsoni aveva lanciato un’asta per l’affidamento della concessione del servizio di gestione rimasta deserta, a Venezia al Casinò si è guardato molto spesso. Per gli scioperi dei dipendenti per i «tagli» agli stipendi. Ma anche, soprattutto nelle ultime settimane, per le novità che si profilano all’orizzonte. Da una parte infatti proprio nei giorni scorsi si è fatta sentire una cordata di imprenditori veneziani annunciando di essere pronta a fare un’offerta. Si tratta di piccoli e medi imprenditori della terraferma che operano nei settori del turismo e del commercio (la proposta è di un’apertura alla partecipazione di privati al 49%). Dall’altra perché il commissario straordinario di Venezia Vittorio Zappalorto che ha preso la guida del Comune dopo le dimissioni del sindaco Giorgio Orsoni che aveva iniziato a studiare una manovra da 4 milioni 25 mila euro di interventi sul personale, per non perdere la casa da gioco è tornato sull’argomento con una lettera aperta ai dipendenti comunali. Finora aveva parlato di riduzioni di una trentina di quadri (sui 230 attuali) e di tagli del 70% sulla retribuzione di risultato dei dipendenti. Nelle ultime ore, invece, nella lettera diffusa lunedì il commissario è tornato ad aprire sulla possibilità di cessione ai privati: «Non è da escludere che la gestione del Casinò a privati possa rientrare in futuro tra le possibili opzioni di questa gestione straordinaria», ha scritto. Alice D'Este Il Fatto Quotidiano
JESOLO. Si diletta a intrattenere con il fuoco i turisti: artista di strada multato con 300 euro dalla polizia locale. Sabato sera, in un’affollata, via Bafile, gli agenti hanno infatti controllato un giocoliere in piazza Marconi con il classico spettacolo circense del “mangiafuoco”. Ma l’artista di strada non era abilitato allo spettacolo, e quindi è scattata l’inevitabile sanzione prevista dal regolamento comunale.
I controlli da parte della polizia locale, sempre nella stessa serata, sono proseguiti lungo l’isola pedonale nei confronti dei venditori abusivi. In particolare sono stati sequestrati numerosi oggetti, soprattutto i classici cagnolini suonanti e le speciali frecce luminose lanciate al cielo. Giocattoli immessi illegalmente in commercio e il più delle volte non corrispondenti alle normative di sicurezza previste dalla comunità europea.
Dal comando di polizia locale, infine, fanno sapere che lungo l’isola pedonale, nelle ore serali, il fenomeno del commercio abusivo in questi ultimi tempi è in una fase importante di diminuzione: anche gli stessi venditori, consapevoli dei continui controlli, portano con loro sempre meno oggetti da proporre ai turisti nel corso della serata.
La città lombarda è stata parte della Serenissima repubblica per 400 anni.
«Vogliamo il ritorno alla Repubblica di Venezia»
BRESCIA - Si sono riuniti a Brescia alcuni dei secessionisti arrestati nei mesi scorsi nell’ambito dell’inchiesta della Procura che aveva portato all’arresto di 24 persone. «Ci consideriamo cittadini della Serenissima repubblica di terraferma, di cui Brescia ha fatto parte per quasi 400 anni», ha detto Giancarlo Orini, uno dei secessionisti finiti in carcere. A Brescia si sono ritrovati per dare vita al «parlamento veneto» e per iniziare, come hanno spiegato, «il tour che porterà il presidente del governo veneto, Albert Gardin, in tutte le città di terraferma». «Chiediamo il ritorno della Repubblica di Venezia», hanno ribadito i secessionisti presenti.
Milioni e milioni di immagini, che spaziano in tutti i campi dello scibile umano dal 1500 fino almeno ai primi anni del '900, saranno presto disponibili in rete senza alcuna restrizione di copyright grazie a The Internet Archive. Si tratta di un progetto che ha promosso la digitalizzazione di oltre 600 milioni di pagine di libri rendendoli accessibili a chiunque voglia leggerli, consultarli e studiarli online. Le immagini contenute dentro questa enorme mole di scansioni stanno ora confluendo in uno stream fotografico sull'album Flickr del progetto, divise secondo diverse etichette: titolo del libro, autori, soggetti, anno di pubblicazione ed editori. È inoltre possibile, dall'immagine, passare direttamente alla consultazione della pagina del libro digitalizzato. L'archivio, enorme, comprenderà, alla fine, qualcosa come 14 milioni (per ora ne sono state caricate 2 milioni e 600mila) tra foto e cartografie d'epoca, disegni, illustrazioni, ritratti, riproduzioni di opere d'arte, pubblicità, schemi e progetti. Una ricchezza sconfinata di sapere, prezioso ma soprattutto economico (non esiste infatti nessuna restrizione all'uso di tutte queste fonti) per la didattica, la grafica di siti, libri o per corredare articoli e saggi. E, non ultima, da inserire nelle voci relative di Wikipedia