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EDITORIALE - C'è crisi. A Jesolo c'è sempre meno richiesta. Molti stanno abbandonando la località. Si è sentito affermare in maniera categorica che è impensabile la costruzione di ulteriori complessi alberghieri od extra alberghieri. L'attuale ricettività di Jesolo è più che sufficiente, perchè l'arenile non puo' ospitare oltre il numero concesso, anche per garantire un certo equilibrio alle aziende esistenti per gli anni a venire. Vorremmo, se possibile, iniziare un piccolo ragionamento su questo tema. Se non fossero sorti, tanti e tali alberghi vent'anni fa. Se non fossero sorti nè bar, nè condomini, nè negozi e coloro i quali rappresentavano allora le aziende esistenti non ne avessero permesso la costruzione, cosa sarebbe di Jesolo oggi? Ed inoltre... (segue pagine interne)

IL TERRITORIO ABBANDONATO: ...Non c'è disastro o calamità naturale infatti che possano essere relegati nella dimensione biblica della fatalità, senza chiamare in causa le responsabilità o quantomeno le corresponsabilità dell'uomo, l'uomo di governo e l'uomo della strada, il potente e il cittadino comune. Vittime, feriti e dispersi; frane, smottamenti e alluvioni; danni e rovine non sono altro che il triste risultato del combinato disposto tra la furia degli elementi e l'inerzia o l'incuria degli esseri umani. Tutto è, fuorché emergenza: cioè eventualità imprevista e imprevedibile, caso fortuito, accidente della storia... Giovanni Valentini - la Repubblica - 3 marzo 2011
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giovedì 11 settembre 2014

Confcommercio, "Estate nera, colpa della pioggia" Enti ed istituzioni, poche idee, ma confuse

Cominciano le analisi sulla stagione: 

se è colpa della pioggia speriamo non piova più

Turismo veneto: persi 300 milioni e 6000 posti di lavoro





di Gabriele Colautti 
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   Non bastassero viabilità, trasporti, infrastrutture che sono così e così. Non bastasse una visione ambientale del comparto turismo, parecchio miope. Non bastassero  enti, classe politica e dirigenziale che faticano a coordinarsi ed a raccapezzarsi già dagli anni 70, ora, dicono, ci si è pure messa la pioggia a fare da scusante e giustificativo.
   Ma questa del maltempo è una visione distorta della situazione. Vi prego! Non ditetemi che le speranze del Triveneto riguardanti l'industria delle vacanze si affidano ad un po' di "borin" che spazzi via le nuvole, oppure si affidi agli anticicloni africani che facciano bollire la nostra aria. Di per
se, in un realtà organizzata, con strutture ed idee alternative ai bagni di sole di mare, lago o montagna che siano, avrebbe dovuto bloccare la crisi, sempre pensando al milione di presenze di vacanzieri in più rispetto al 2013 che se ne vanno a spasso per il Mediterraneo. L'incapacità di attrarre un così imponente quantitativo di clienti è segnale di degrado intellettuale, prima ancora che politico. I musei si possono visitare anche con la pioggia, sempre non abbiano gli stessi tetti delle scuole. Opere teatrali e concerti, eventi non devono necessariamente essere programmati all'aperto, naturalmente con l'eccezione dei fuochi d'artificio di ferragosto. I prezzi sono salatissimi e, fatte salve le perle come il Lido di Venezia e Cortina d'Ampezzo che necessitano di innalzare la loro offerta di lusso, si tratta di un ostacolo allo sviluppo. La necessità di una fiscalizzazione che permetta dei prezzi accessibili e cosa detta e ridetta, ma probabilmente è tema troppo complesso per qualche cervello in rottamazione o per qualche "cervelletto" rampante. Tutto sembra stato fatto per ostacolare l'arrivo di villeggianti. Scientificamente si è messa in opera una destrutturazione di un'industria eccezionale, un incoming che vale le più importanti industrie del Made in Italy. Diciamo scientificamente perchè sospettiamo che l'incompetenza non sia sufficiente a produrre danni sociali ed economici di questa portata. Ferrari, Tod's, Dolce e Gabbana rimbalzano nei media di tutto il mondo, ma della fabbrica veneta delle vacanze non se ne parla, non se ne discute, non se ne considerano prospettive e possibilità ed intanto nell'ultimo mezzo secolo, abbiamo perso il turismo inglese e scandinavo. Ci immaginano tutti come bagnini, maestri di sci e contadini che i fa el vin, dimenticando che nell'industria turistica del triveneto ci sono professionalità di assoluta eccellenza in tutti i settori,  dal Collio a Valdobbiadene, da Lavis a Venezia, da Trieste alla Carnia. professionalità coltivate nella tradizione e nell'esperienza. Camerieri, direttori d'albergo, manager, viticoltori, artigiani, imprenditori... suvvia, siamo o non siamo il Nordest di Giorgio lago? Sembrerebbe di no, nel dare un'occhiata ai bilanci, ancora provvisori di una stagione implosa nell'incapacità di previsione e reazione...

Estate senza sole in Veneto, 265 milioni in meno di fatturato titola oggi il Corriere del Veneto:
Un ridimensionamento dei fatturati attorno ai 265 milioni di euro (-9,8% rispetto al 2013) e una perdita stimata sul piano occupazionale di circa seimila posti di lavoro: sono gli effetti del maltempo sull’andamento della stagione estiva. A dirlo una analisi del centro studi di Confcommercio Veneto, in accordo con Confturismo Veneto. Una analisi che punta il dito anche contro siti meteo che avrebbero fornito previsioni errate, aggravando così una situazione compromessa da quella che è stata definita «una estate pazza».

...Così si può anche dare la colpa ai metereologi, mica a chi del turismo è responsabile. Per decenni il balletto sulle competenze è stato devastante.  Ministero del Turismo che va e viene: con portafoglio, senza portafoglio, con deleghe ad altri ministeri per poi scomparire. Il turismo alle Regioni con il risultato che le Atp sono delegate alla promozione, ma non hanno schei. Gli schei li hanno i Comuni (tassa di soggiorno), ma non li possono spendere per la promozione perchè è competenza della Regione. Ma a parte la promozione che è terra di nessuno, la programmazione a chi spetta? Mistero misterioso. Che programmazione sarebbe? Il turismo è in mano ad inutili, figli di incompetenti...
E' pur vero che siamo in era di globalizzazione, ma la sublime idea dei comprensori turistici (ad esempio Jesolo- Eraclea) è una decisione destabilizzante. Omogeneizzare due siti turistici, per vicinanza, tralasciandone i tratti caratterizzanti è impedire lo sviluppo.  Le parole ed i numeri hanno significati importantissimi.  Statistiche di arrivi e presenze inquinate dalla visione del comprensorio sono fuorvianti, impediscono una corretta lettura del fenomeno, ne ostacolano quindi la possibilità di interventi correttivi, non sul tempo, argomento da vecchiette all'ora del the,  ma su strutture ed infrastrutture.

L'importanza della fabbrica della vacanze in Veneto (dati 2012)
Il turismo ha generato in Veneto un fatturato di 11 miliardi di euro e rappresenta l’8,2 per cento del PIL regionale, il 13 per cento dei consumi interni e mezzo milione di unità di lavoro. Si tratta di un fatturato che vale tre volte e mezzo quello dell’agricoltura, tre volte e mezzo quello dell’alimentare, tre volte il fatturato del tessile e abbigliamento, il 54 per cento dell’intero fatturato regionale del commercio. In termini di occupazione, il turismo dà lavoro in Veneto al 15 per cento sul totale degli occupati e copre il 10,5 per cento di tutti gli addetti al turismo d’Italia. Va anche sottolineata la trasversalità del turismo rispetto all’economia veneta, dove il PIL turistico è dato da una molteplicità di settori, non dai soli alberghi e ristoranti. Questi ultimi, anzi, rappresentano «solo» il 30 per cento del PIL turistico, dove il commercio incide per il 17,1 per cento, la locazione di fabbricati il 15,3 per cento, l’agroalimentare il 9,5 per cento, l’artigianato il 7,7 per cento, le attività culturali e ricreative il 6,7 per cento, i trasporti il 6,5 per cento (Fonte Mattino di Padova 13 febbraio 2013)



Confcommercio Veneto ha mantenuto l’impegno: l’indagine sugli effetti del maltempo sull’andamento della stagione estiva annunciata a metà agosto ha prodotto dati e considerazioni che oggi la Confederazione, attraverso il suo Centro Studi e in accordo con Confturismo Veneto, presenta alla stampa.
L’obiettivo è capire quali siano stati le zone e i settori maggiormente colpiti, quantificare i minori introiti causati dal calo delle presenze, motivare e condividere con istituzioni e imprese piano di rilancio del settore che consenta di attenuare i danni più diretti e di ritrovare un’adeguata competitività aziendale per affrontare le sfide future del turismo.
“Abbiamo preso in esame non solo le strutture ricettive - spiega il Centro Studi di Confcommercio Veneto - ma anche quelle della ristorazione, del commercio (dagli alimentari , ai negozi di abbigliamento e calzature,  di articoli sportivi, all’ambulantato), secondo  una visione più vicina alla realtà dei consumi turistici”.

L’estate pazza di quest’anno, pesantemente complici, con previsioni errate fino a metà stagione, certi siti meteo, ha sacrificato nel turismo allargato (che comprende commercio e divertimento) 6mila posti di lavoro e haridimensionato i fatturati di 265 milioni di euro, pari a circa il 9,8% del presumibile fatturato complessivo della stagione estiva 2013, e diminuito del 2,5% il contributo alla formazione del PIL regionale. Una perdita che non ha precedenti dal dopoguerra a oggi. Risultato: qualche impresa chiuderà definitivamente, molte incontreranno difficoltà ad onorare i debiti, tutte probabilmente rinvieranno gli investimenti.

La pioggia ha drasticamente ridotto i ricavi: 120 milioni di euro persi nel commercio, oltre 48 milioni nel variegato mondo dei pubblici esercizi (‘ristorazione’). Una perdita che, in rapporto all’intero fatturato del settore, tra giugno e agosto raggiunge quasi il - 9,5%.
Il settore ricettivo invece (hotel e strutture all’aria aperta), pur evidenziano anch’esso perdite di fatturato, sembra aver sofferto nel complesso meno di tutti: -5,8% il peso delle perdite sul fatturato complessivo del trimestre, a opera soprattutto della quasi totale scomparsa delle prenotazioni last minute. L’intrattenimento, stabilimenti balneari compresi (che hanno avuto punte di mancati incassi di oltre il 50%), ha visto scendere gli introiti di 46 milioni di euro, perdendo almeno il 10% del proprio fatturato di stagione.      
Le province. Se guardiamo ai territori, le provincie che hanno perso di più in assoluto sono quelle di Venezia e Verona (210 milioni la perdita complessiva di fatturato), ma nel raffronto territoriale la ‘maglia nera’ spetta alla montagna (la provincia di Belluno perde il 18,4%).  
Le perdite di Venezia sono da attribuirsi per il 62% al turismo costiero e per il 38% al capoluogo e all’entroterra.
Verona e provincia sono mancati oltre 94 milioni di euro (il 35% delle perdite complessive regionali), concentrati perlopiù sulle rive del Garda.
Belluno ha perso quasi 24 milioni di euro quasi totalmente ascrivibili alla débacle della montagna.
La quarta provincia con il bilancio turistico in rosso è quella di Rovigo, con quasi 14 milioni in meno di euro, pari al 18% rispetto all’estate 2013.
A una certa distanza nella graduatoria dei fatturati perduti c’è Padova, con oltre 8 milioni di euro di ridimensionamento dei fatturati ma con l’incidenza percentuale complessiva sui ricavi della scorsa stagione più modesta di tutte (-6%).
A seguire Vicenza che, con pure 5 milioni e mezzo di euro in meno di fatturato, accusa un ridimensionamento dello stesso quasi pari all’11% legato perlopiù alla montagna e alle terme (queste ultime registrano oltre il 30% di perdita di fatturato).
Chiude la ‘classifica’ la provincia di Treviso: quasi 3 milioni di perdita (l’8,5% del fatturato estivo 2013), concentrata soprattutto nella Pedemontana e nella ristorazione dell’intera provincia.

I comprensori. Nel raffronto con lo stesso periodo del 2013, come abbiamo visto è la montagna a perdere più fatturati (-20,7%), seguita dal lago (-15,9%) e dal mare (-10,6%).    
È andata meno peggio alle terme (grazie a quelle situate nel Padovano), che registrano complessivamente un -8,3% sul fatturato del 2013) e nelle città d’arte (che hanno contenuto le perdite al 5%).
 “Ciò che è avvenuto quest’estate - dichiara il presidente di Confcommercio Veneto Massimo Zanon - si inserisce in una crisi pesante che dura ormai da 7 anni e rischia, secondo i dati del nostro Centro Studi, di frenare il PIL regionale di almeno 0,18 punti percentuali. Pensiamo che in prospettiva il settore del turismo allargato debba poter contare su una serie di dilazioni di impegni finanziari, senza aggravi di interessi; su alcune fiscalità di vantaggio locali e, successivamente, su una legislazione capace di spingere le imprese verso la crescita per mantenere e possibilmente migliorare gli attuali livelli competitivi”.
“Il maltempo è entrato a gamba tesa in una crisi pesante che frena le imprese sul fronte degli investimenti e le costringe a raschiare il fondo per poter pagare imposte e tributi sempre più alti. Il rischio più grande che si potrebbe correre - sottolinea il presidente di Confturismo VenetoMarco Michielli - sarebbe quello di frenare lo sviluppo della competitività del turismo veneto, che oggi rappresenta ancora la punta di diamante del turismo italiano, e che rischia di vedere ridimensionato il suo ruolo, nonostante i notevolissimi tesori ambientali, paesaggistici e culturali di cui dispone”.  
Confcommercio Veneto e Confturismo Veneto chiedono un forte intervento pubblico in grado di disegnare un sistema  di interventi “misto” tra assistenza a fondo perduto e in conto interessi  e maggiormente orientato verso quelle aree  e quelle tipologie di impresa che più hanno sofferto in estate.
In particolare propongono, nel breve periodo: la sospensione e il differimento generalizzato dei termini di pagamento di imposte, tasse, contributi (anche sul lavoro) e tariffe (energia elettrica, acqua, gas, ma  anche premi assicurativi, mutui); lo sblocco immediato dei pagamenti pubblici per “debiti commerciali e produttivi” verso le imprese più direttamente colpite, anche in deroga del patto di stabilità; la riduzione delle stime degli studi di settore (sino a eventualmente sospenderne l’applicazione durante il trimestre estivo), attraverso il monitoraggio dello specifico “Osservatorio Regionale”. Nel medio periodo: finanziamenti agevolati che assicurino la liquidità necessaria per l’acquisto di beni strumentali a tasso zero e loro detassazione; l’introduzione di una fiscalità di vantaggio per area ( dalla tassa sul suolo pubblico, all’ammontare del canone demaniale, ecc.). Nel lungo periodo: un approccio meno generalista, dedicato e ‘generoso’, a turismo e commercio, della legislazione regionale che utilizza gli strumenti dei Fondi di Rotazione (Veneto Sviluppo); sviluppo di Fondi “misti” per concessioni di contributi a fondo perduto e in conto interessi ( a tasso agevolato), finalizzazione esplicita dei decreti regionali per l’utilizzo dei Fondi Europei.
- See more at: http://www.confcommercioveneto.it/news/comunicati-stampa-regionali/#sthash.zVlzm2SJ.dpuf

lunedì 8 settembre 2014

Al settembre con 28 milioni di italiani in vacanza, ma un miliardo di euro se ne va in Grecia e Croazia

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E' di oggi, 8 settembre 2014, il  grido di la Repubblica: "La fredda estate del turismo, più che la pioggia sono i prezzi a tener lontani gli italiani"
   Barnabò Bocca, presidente di Federalberghi,dichiara al quotidiano di Ezio Mauro: "Per la prima volta nella storia delle statistiche turistiche moderne i due mesi clou dell'anno, luglio ed agosto, hanno rispettivamente chiuso in negativo per un -0,6% ed un -0,2% di presenze alberghiere". Così, aspettando il sole e le statistiche di settembre, il bilancio si chiude a crescita zero, già che giugno aveva fatto registrate il timidissimo incremento del +1,2%.
   Secondo Bocca, se si guarda dal punto di vista del fatturato, è ancora peggiore, tuttavia. Anche considerando un calo dell'occupazione dell'1,3%.
   Giorgio Palmucci, dell'AICA (Confindustria alberghiera) rincara la dose, sempre su la Repubblica: "Il nord è crollato con le presenze al - 20% in montagna, il mare ha tenuto, ma sofferto. In qualche zona come la Sardegna che aveva perso un 7,6 % in luglio ha recuperato in agosto. La Puglia ha registrato un +5%. Sicilia e Campania tengono, mentre la Calabria è in difficoltà..E' stato un vero e proprio disastro"
   Quest'annno, alla fine, risulterà che i turisti italiani avranno soeso una cifretta approssimativamente intorno ai 17 miliardi di euro, quasi un miliardo in più rispetto al 2013. Mentre la torta lievita, le aziende turistiche sembrano soffrire di anoressia, e dimagriscono a vista d'occhio.
   Non abbiamo infrastrutture, e così, 5 milioni di italiani se ne sono scappati all'estero: Croazia, Grecia, Spagna.
   "La competitività la perdiamo giorno per giorno: ristoranti da prezzi più alti che nel resto d'Europa che chiudono alle 10 di sera" dice Gabriele Burgio di Alpitour "Dobbiamo fare più marketing e decidere, per esempio, se in un'area conviene puntare sul turismo giovanile o su quello dedicato alle famiglie. Se ad Ibiza i locali restano aperti fino a tardi dobbiamo fare  lo stesso anche nelle nostre località vocate al turismo giovanile".
Intanto visto Roma è cresciuta turisticamente del 5%, grazie anche alla presenza di Papa Francesco, ma le nostre spiaggie non hanno attrattive di quel livello e dovranno puntare ad ottenere politiche fiscali che inducano ad un incremento dei consumi
   Continuare a contrastare Croazia, Grecia e Spagna con il mare non è più redditizio. Ne hanno tanto e bello pure loro e lo offrono a prezzi inferiori. Converrebbe quindi qualificare maggiormente le nostre spiaggie, come avrebbero voluto negli anni '70 i grandi albergatori di Jesolo. I risultati comunque devono ancora arrivare, forse smarriti nei viottoli che costeggiano gli orticelli propri di una generazione che forse si è fatta sfilare di mano quel colosso che va da Chioggia a Grado.
Resti romani in Aquileia
   Invocare il maltempo lascia, appunto,  il tempo che trova. Convogliare energie mentali e d economiche, finanziare l'ottimismo. Accorgersi che siti turistici come Aquileia ed Oderzo sono sconosciuti a gran parte degli stessi veneti potrebbe essere un segnale di presa di responsabilità. Sono a due passi dal litorale. Sicuro che nessuno ne beneficerebbe? Agenzie di viaggio, guide turistiche, ristoranti nel tragitto, ad esempio, Jesolo-Oderzo oppure Lignano Aquileia (Il Museo Archeologico Nazionale di Aquileia è tra le principali e più antiche istituzioni museali del Friuli Venezia Giulia per dimensioni e importanza scientifica delle sue raccolte, nonché un importante riferimento culturale per il nord-est della penisola: dalla Direzione del Museo Archeologico dipendono anche il Museo Nazionale Paleocristiano di Monastero e, tra le aree archeologiche aperte al pubblico nel territorio comunale, il Foro ed il Porto Fluviale/Via Sacra.). La scuola di Mosaico di Spilimbergo, i borghi medioevali di Cordovado e Valvasone. Le meraviglie del lago di Garda, del Trentino, i vini del Collio, di Lavis, di Valdobbiadene. San Daniele, con i suoi prosciutti e la sua Festa del prosciutto, Asolo e, perchè no, anche le industrie come la Geox o la Diesel potrebbero essere meta turistica. Cortina, la stessa Trieste mitteleuropea e la mondiale Venezia. Nessuno possiede ventaglio più ampio. Il centenario della Grande Guerra dovrebbe farci scoprire itinerari, storie, racconti, ma sembra che la storia non abbia attrattiva turistica, neppure a livello di una piscina o di un campo da tennis. Queste risorse, in un momento nel quale il movimento turistico migliora in tutto nel comparto delle città d'arte, vanno assolutamente considerate ed inserite in un piano generale di sviluppo del turismo triveneto, che può vantare una ricettività alberghiera di primissima qualità e disponibilità. Le Tre venezie sono il "gigante" dell'industria turistica nazionale. Riportiamo gli scandinavi e gli inglesi nella via Bafile di Jesolo, avranno sole e mare e bagni ed anche, se ricordate la Pegasus viaggi, rivedremo le decine di Bus in escursione, per la Croazia, per il palazzo Ducale, ma anche per siti veneti sino ad ora mai esplorati nè quindi sfruttati.
   Recuperare antichi mercati dev'essere un punto di riflessione per riqualificare l'offerta ed adeguare i costi di una vacanza al livello europeo. 
  Chi ha maniche inizi a rimboccarle, che la prossima estate è già cominciata. A laurà! Con visione generale e non particolare del problema. Dalla ricezione, all'entertainment, alla logistica, al controllo dei costi, alla politica...tutti sono chiamati e tutti i responsabili dovrebbero rispondere. 
   Che i cementifici tornino ad essere divertimentifici, magari un po' più verdi... che la viabilità ed i trasporti, anche se Alitalia ci lascia, diventino finalmente un fiore all'occhiello delle genti veneziane.
E' di questi giorni la tragedia ambientale del Gargano. I disastri ambientali non sono mai figli solo di se stessi. Sono aiutati dall'incuria. cerchiamo anche di essere previdenti. Previdenti ed allegri, che un po' di musica non guasta.

Gabriele Colautti

Alcuni dati sono estrapolati dall'articolo di Giorgio Lonardi, pubblicato su la Repubblica di lunedì otto settembre duemilaquattordici, inserto Affari e Finanza, pagina 8.


Oderzo, città archeologica



 

Zaia: «Turismo, a fine stagione chiederemo lo stato di crisi»

06/set/2014 | Comunicato stampa N° 1970

TURISMO: ZAIA, “FEDERALBERGHI CONFERMA SITUAZIONE GRAVE. VENETO CHIEDERA’ STATO DI CRISI MA SERVONO MISURE STRUTTURALI: GIU’ L’IVA, DEFISCALIZZARE INVESTIMENTI, SOSTENERE IL CREDITO E OCCHIO DI RIGUARDO ALLA MONTAGNA”

Il governatore: «Stavolta l’hashtag lo lancio io: #sipuofare»

VENEZIA - «Come attesta anche oggi Federalberghi, la crisi del turismo estivo rischia di avere conseguenze catastrofiche sulla prima economia d’Italia e il Veneto, prima Regione turistica del Paese,
non intende stare con le mani in mano. È ora di darsi una mossa a livello nazionale, con misure concrete per mettere l’imprenditoria turistica nelle condizioni di non crollare oggi e di prepararsi adeguatamente alla prossima stagione». Così il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia unisce la sua voce all’allarme sulla crisi del turismo lanciato da Federalberghi. «In Veneto, come già annunciato - dice Zaia - stiamo raccogliendo tutti i dati necessari per chiedere, a fine stagione, e ormai ci siamo, lo stato di crisi, perché siamo di fronte ad una situazione che incide profondamente non solo sul settore alberghiero, ma anche su quello degli stabilimenti balneari, del commercio, della ristorazione.
Un occhio di assoluto e particolare riguardo deve essere rivolto agli operatori della montagna - incalza Zaia - che il maltempo, prima invernale e adesso estivo, ha letteralmente martirizzato. La montagna veneta, in particolare, ospita nel suo territorio il 70% delle Dolomiti e deve trovare al più presto risposte reali alle sue difficoltà, ingigantite dalla vicinanza di un’offerta confinante identica, ma pesantemente agevolata dagli statuti speciali. È ora di agire!». Più in generale, Zaia ritiene «non più procrastinabili misure non convenzionali: sostegni al credito, defiscalizzazione degli investimenti, incentivazione della promozione, previsioni meteo più precise e meno spettacolarizzate, riduzione dell’Iva portandola al livello enormemente inferiore con cui viene applicata in Paesi diretti competitori come Francia e Spagna. Questa volta il tweet con l’hashtag lo faccio io: #sipuofare... - conclude Zaia - il Premier e il Governo, una volta tanto, passino all’azione».



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    Regione Veneto-27/ago/2014Condividi
    Non usa mezzi termini Luca Zaia, presidente del Veneto, prima regione turistica d'Italia che da sola registra un sesto delle presenze nel bel ...



    1. Estate senza il sole, il governatore: «Stato di calamità per il turismo»

      Corriere della Sera-19/ago/2014
      Anzi, Zaia assicura che ci stava già lavorando: «Paolo solleva un ... per valutare lo stato di crisi valido anche per il settore del turismo.
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