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EDITORIALE - C'è crisi. A Jesolo c'è sempre meno richiesta. Molti stanno abbandonando la località. Si è sentito affermare in maniera categorica che è impensabile la costruzione di ulteriori complessi alberghieri od extra alberghieri. L'attuale ricettività di Jesolo è più che sufficiente, perchè l'arenile non puo' ospitare oltre il numero concesso, anche per garantire un certo equilibrio alle aziende esistenti per gli anni a venire. Vorremmo, se possibile, iniziare un piccolo ragionamento su questo tema. Se non fossero sorti, tanti e tali alberghi vent'anni fa. Se non fossero sorti nè bar, nè condomini, nè negozi e coloro i quali rappresentavano allora le aziende esistenti non ne avessero permesso la costruzione, cosa sarebbe di Jesolo oggi? Ed inoltre... (segue pagine interne)

IL TERRITORIO ABBANDONATO: ...Non c'è disastro o calamità naturale infatti che possano essere relegati nella dimensione biblica della fatalità, senza chiamare in causa le responsabilità o quantomeno le corresponsabilità dell'uomo, l'uomo di governo e l'uomo della strada, il potente e il cittadino comune. Vittime, feriti e dispersi; frane, smottamenti e alluvioni; danni e rovine non sono altro che il triste risultato del combinato disposto tra la furia degli elementi e l'inerzia o l'incuria degli esseri umani. Tutto è, fuorché emergenza: cioè eventualità imprevista e imprevedibile, caso fortuito, accidente della storia... Giovanni Valentini - la Repubblica - 3 marzo 2011
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martedì 23 settembre 2014

Veneto flagellato dal maltempo, le testimonianze di Youreporter

VENEZIA

Il maltempo non dà tregua 
Grandine a Venezia |Vd |Ft

Il maltempo non dà tregua al VenetoGrandine a Venezia |Video |Foto
09:31  CRONACHEDecine di chiamate ai vigili, laguna imbiancata come d’inverno. Cantine e scantinati allagati, lampi illuminano a giorno le strade. Tangenziali in tilt


Treviso


Jesolo


Comacchio





venerdì 19 settembre 2014

Il "cold case" del Cavallino. La scomparsa di Paola Costantini e la nipote Rosalia Molin, 23 anni dopo indagato il fidanzato di una delle due: "Avvocato, ma quante volte possono riaprire l'inchiesta?"

1991 L'ANNO DELLA SCOMPARSA DELLE DUE RAGAZZE

2012 L'ANNO IN CUI UN PREGIUDICATO TESTIMONIA E FA RIAPRIRE IL CASO

ANDAVANO AL CINEMA Paola Costantini e Rosalia Molinspariscono nel nulla il 27 ottobre 1991. Partite da Burano erano sbarcate con il vaporetto a Treporti, da dove avrebbero poi dovuto proseguire verso Jesolo per andare al cinema
LA PROCURA PUNTA SULL'EX FIDANZATO Fin dall'inizio il pm Nordio punta le indagini sull'ex fidanzato di Rosalia, Nicola Alessandro, all'epoca trentenne, Alessandro è uno degli ultimi ad averle viste, ma dice che poi era andato a casa e al suo ritorno non c'erano
LE ARCHIVIAZIONI E LA RIVELAZIONE Alessandro viene archiviato, fino a quando l'inchiesta si riapre nel 2012 grazie al pressing della famiglia e alle rivelazioni di un testimone: "So che le hanno sotterrate nell'ex campiong di Cà Vio"
SCAVI SENZA ESITO E NUOVE INDAGINI Il pm Nordio incarica gli archeologi forensi dell'istituto Labanof di scavare nell'area, dove però non viene trovato niente. Ora invece si cercano tracce di Dns sui vestiti sequestrati all'epoca

Buranelle, la chiave nel dna sui vestiti Il fidanzato indagato: «È un incubo»

La procura veneziana vuole fare una serie di accertamenti scientifici che negli anni Novanta non erano possibili

08:17  CRONACHENicola Alessandro, 23 anni fa con Rosalia, si sfoga: «Avvocato, ma quante volte possono aprire e chiudere l’inchiesta?». Il pm Nordio tira dritto

Fondamentale il ruolo di un testimone. 

Paola e la nipote Rosalia, di 29 e 25 anni, scomparvero dopo essere scese dal vaporetto

ROMA - Un vero «cold case» quello delle cosiddette «buranelle» scomparse nel 1991 e che ha portato la Procura veneziana ad iscrivere nel registro degli indagati, come «atto dovuto», il fidanzato di una di loro,
Rosalia Molin e  Paola Costantini
Nicola Alessandro, per duplice omicidio ed occultamento di cadavere. Le due ragazze di Burano, Paola Costantini e la nipote Rosalia Molin (fidanzata di Alessandro), di 29 e 25 anni, sono scomparse il 27 ottobre del 1991 dopo essere scese dal vaporetto a Treporti - tutte zone del veneziano - per andare al cinema a Jesolo (Venezia). Di loro non si è saputo più nulla nonostante le indagini e le ricerche affidate alla Squadra mobile della polizia di Venezia abbiano «battuto» tutte le piste possibili.
Poi la svolta circa due anni fa quando, sulla scorta delle dichiarazioni di una sorta di supertestimone, fino a quel momento rimasto in silenzio, l’inchiesta è stata riaperta con il fascicolo affidato al Procuratore aggiunto Carlo Nordio. Secondo il racconto del supertestimone i corpi delle due sarebbero stati sepolti nella zona di Cavallino Treporti nella sabbia della spiaggia, nei pressi di un bar. Con tecniche moderne, dal chiarore del giorno e fino a sera, investigatori ed esperti incaricati dalla Procura hanno setacciato...  
continua la lettura dell'articolo CORRIERE VENETO 17 settembre 2014




Pubblicato il 16/gen/2014
VENEZIA - Il giallo delle Buranelle, le due giovani scomparse il 27 ottobre 1991. Al via le ricerche delle salme con mezzi e apparecchiature sofisticatissimi in tre aree ben delimitate di Cavallio Treporti. Le parole del magistrato Carlo Nordio che coordina l'inchiesta.
- Intervistati: CARLO NORDIO (Procuratore Aggiunto di Venezia), PATRIZIA MOLIN (Sorella di Rosalia Molin) - Servizio di Chiara Gaiani, 

lunedì 15 settembre 2014

giovedì 4 settembre 2014

Alitalia chiude le basi di Venezia e Verona, saltano cento posti

O accetteranno di lavorare partendo ed atterrando da Roma o Milano oppure perderanno il posto. E' il destino di cento tra piloti ed assistenti di volo Alitalia operativi nelle basi di Venezia e Verona dopo che la compagnia ha deciso di chiudere tutti gli altri presidi nazionali... (Corriere del Veneto, 4 settembre 2014, Prima Pagina) 


Alitalia, linee aeree italiane


Base Alitalia chiude, il personale farà il "check-in" a Roma e Milano

La compagnia di bandiera italiana smantella le sue stazioni venete e, per lavoratori e sindacati, è il momento di far sentire la propria voce. Tra la fine di settembre e la prima metà di ottobre chiuderanno infatti le basi Alitalia di Venezia e di Verona ed il personale addetto alla navigazione (un centinano fra i due scali) dovrà far base a Roma o a Milano nonostante i voli nazionali ed internazionali con destinazione da e per le due città venete restino sostanzialmente immutati. Si viene così a creare un forte disagio per i lavoratori che per prendere servizio dovranno presentarsi a centinaia di chilometri di distanza (Roma o Milano) dalla propria residenza, utilizzando mezzi (aerei o treni) su cui potrebbero esserci problemi ad ottenere la giusta prenotazione, e un aggravio di costi per l’azienda che oltre a rimborsare il trasporto deve provvedere a frequenti sistemazioni in albergo.
“Forse un po’ più di flessibilità (mentale e organizzativa) – scrivono da Filt Cgil - sarebbe indispensabile per la nuova proprietà di Alitalia che anche durante la vicenda legata all’acquisto ha dimostrato rigidità eccessive (vedi la vicenda della cassa integrazione) oltre che poca comprensione per le condizioni del proprio personale che magari, se messo in condizione di vivere con meno stress e più serenità, può dare anche una maggiore resa in termini di lavoro”.
“Nella complessa vicenda Alitalia e nella difficile trattativa con Ethiad - scrive in una nota Federica Vedova, segretaria regionale della Filt Cgil - oltre al drammatico epilogo dei licenziamenti, ancora una volta ci si deve confrontare con una scelta aziendale che poco ha a che fare con il risparmio (e conseguente riduzione del costo del lavoro) e molto invece riguarda dinamiche a noi oscure. Ci riferiamo nello specifico alla chiusura di tutte le basi di Alitalia (Venezia e Verona per il Veneto) e relativo trasferimento coatto di tutto il personale di volo negli ultimi hub rimasti: Roma e Milano”.
3 settembre 2014

Potrebbe interessarti:http://www.veneziatoday.it/cronaca/chiusura-basi-alitalia-venezia-lavoratori-costretti-roma-milano.html

lunedì 1 settembre 2014

Casinò di Venezia, venti milioni di passivo patrimoniale

Il dato emerge dall'analisi del commissario Carlo Cottarelli che ha analizzato i bilanci di tutte le società partecipate. Il dg di Ca' Vendramin Vittorio Ravà: "Negli anni la società ha versato cifre enormi al comune"


“Tanto vince sempre il banco”. Insomma, mica sempre. A Venezia ad esempio pare che non vada così. Almeno secondo i conteggi fatti dal commissario governativo Carlo Cottarelli che ha piazzato sotto la lente della spending review tutte le partecipate italiane con un risultato che “regala” ancora una volta a Venezia la maglia nera dei conti. Il Casinò veneziano, con la sede di Ca’ Vendramin Calergi che fa capolino in Canal Grande e la sede meno glamour di Ca’ Noghera sono in cima alla lista (nel dato 2012) delle 1423 società partecipate con conti in rosso. Già in Italia 1 su 4 non va (o meglio non andava, perché i bilanci sono 2012 ndr). Ma il Casinò, o meglio la Cmvdi Venezia sale sul podio con 20,3 milioni di passivo patrimoniale, seguito dall’azienda della Fiera romana (con 15 milioni di passivo) e i trasporti romani Cotral (sempre 15)
Certo, in questi anni, la crisi si è fatta sentire anche nelle case da gioco che hanno registrato accessi e valori di incassi in discesa in tutta Italia, ma a Venezia la spirale si è chiusa più velocemente. Perché? A fare alcune precisazioni è lo stesso direttore generale Vittorio Ravà: “Ci sono da chiarire due cose – ha detto – la prima è che il dato citato da Cottarelli è il patrimonio netto consolidato del gruppo che era effettivamente negativo che è ben diverso da un passivo di bilancio. A segnare in modo pesante il dato patrimoniale c’era la plusvalenza di 20 milioni legata al conferimento del marchio ad una controllata. In secondo luogo va precisato che in dieci anni il Casinò di Venezia ha versato cifre enormi nelle casse del Comune di Venezia. Fino al 2011 si è trattato di un valore fisso predeterminato, dal 2012 invece versiamo il 25% dell’incasso”.
Ma quali sono queste cifre? Sono stati 28 milioni nel 2012, 27 nel 2013 e a breve ne verranno versati 26 nel 2014. Dal 2006 al 2009 l’azienda, che allora era la migliore sul mercato italiano, ha dovuto versare al Comune 410 milioni di euro (107 milioni i primi tre anni, una novantina il quarto). “Non esagero dicendo che la colpa della “maglia nera” – dice Ravà – è certamente di questo secondo aspetto”. Non solo. Nello sdoppiamento societario (del 2012 ndr) che ha visto la nascita della Casinò municipale venezia spa e della Cmv Gioco entrambe le società a fine anno hanno chiuso il bilancio in utile. La prima di 2,2 milioni e la seconda di 147 mila euro anche se da gennaio a settembre la Casinò municipale di Venezia spa avrebbe versato 21,2 milioni al Comune e nel resto dell’anno la Cmv gioco 7,3 milioni. “Il consolidato di gruppo ha chiuso però in passivo di 4 milioni – spiega Ravà – questo per colpa della svalutazione per 4,9 milioni di una partecipazione (la società Casinò di Malta ndr)” spiega Ravà.
Negli ultimi mesi, intanto, dopo che la Giunta Orsoni aveva lanciato un’asta per l’affidamento della concessione del servizio di gestione rimasta deserta, a Venezia al Casinò si è guardato molto spesso. Per gli scioperi dei dipendenti per i «tagli» agli stipendi. Ma anche, soprattutto nelle ultime settimane, per le novità che si profilano all’orizzonte. Da una parte infatti proprio nei giorni scorsi si è fatta sentire una cordata di imprenditori veneziani annunciando di essere pronta a fare un’offerta. Si tratta di piccoli e medi imprenditori della terraferma che operano nei settori del turismo e del commercio (la proposta è di un’apertura alla partecipazione di privati al 49%). Dall’altra perché il commissario straordinario di Venezia Vittorio Zappalorto che ha preso la guida del Comune dopo le dimissioni del sindaco Giorgio Orsoni che aveva iniziato a studiare una manovra da 4 milioni 25 mila euro di interventi sul personale, per non perdere la casa da gioco è tornato sull’argomento con una lettera aperta ai dipendenti comunali. Finora aveva parlato di riduzioni di una trentina di quadri (sui 230 attuali) e di tagli del 70% sulla retribuzione di risultato dei dipendenti. Nelle ultime ore, invece, nella lettera diffusa lunedì il commissario è tornato ad aprire sulla possibilità di cessione ai privati: «Non è da escludere che la gestione del Casinò a privati possa rientrare in futuro tra le possibili opzioni di questa gestione straordinaria», ha scritto.

Alice D'Este
Il Fatto Quotidiano

I secessionisti veneti si ritrovano a Brescia Al via il tour in tutte le città di terraferma

La città lombarda è stata parte della Serenissima repubblica per 400 anni. 

«Vogliamo il ritorno alla Repubblica di Venezia»

BRESCIA - Si sono riuniti a Brescia alcuni dei secessionisti arrestati nei mesi scorsi nell’ambito dell’inchiesta della Procura che aveva portato all’arresto di 24 persone. «Ci consideriamo cittadini della Serenissima repubblica di terraferma, di cui Brescia ha fatto parte per quasi 400 anni», ha detto Giancarlo Orini, uno dei secessionisti finiti in carcere. A Brescia si sono ritrovati per dare vita al «parlamento veneto» e per iniziare, come hanno spiegato, «il tour che porterà il presidente del governo veneto, Albert Gardin, in tutte le città di terraferma». «Chiediamo il ritorno della Repubblica di  Venezia», hanno ribadito i secessionisti presenti.

domenica 31 agosto 2014

Un miliardo per l’Alta Velocità Nuovo tracciato per Tessera

Marchi: «Passo fondamentale per la modernizzazione. Il Comune è contrario? Tanto ne parleremo con il nuovo sindaco...»

VENEZIA — Come preannunciato lunedì da una nota congiunta del ministero delle Infrastrutture e del Gruppo Fs, il ministro Maurizio Lupi e l’ad delle Ferrovie Michele Elia hanno firmato ieri, nella cornice del Meeting di Cl a Rimini, l’intesa per il futuro approdo dell’Alta Velocità negli aeroporti di Roma-Fiumicino, Milano-Malpensa e Venezia- Tessera. «Entro la fine del 2014 vogliamo avere da Fs gli studi di fattibilità - ha detto Lupi -. Bisogna passare dalle parole ai fatti. Era una vergogna che i nostri principali aeroporti non fossero collegati con l’Alta Velocità». La spesa, ha poi spiegato il ministro, è stimata in circa tre miliardi: un miliardo ciascuno per gli scali di Milano e Roma, poco meno per Venezia. All’accordo del Meeting era presente anche il presidente di Save, Enrico Marchi.
Soddisfatto? «Più che soddisfatto, sono orgoglioso. Non capita tutti i giorni che Venezia sieda accanto a Roma e Milano, protagonista di un grande progetto strategico non solo per il capoluogo lagunare o per il Veneto ma per l’intera nazione. E’ un risultato straordinario, un passo importantissimo per la modernizzazione dell’Italia».
Come si è arrivati a questa firma? L’accelerazione è stata per molti versi inattesa. «In realtà ci stavamo lavorando da tempo. Mi sono incontrato più volte con Lupi, ne ho parlato con Elia e, ovviamente, non mi sono lasciato sfuggire la chance di discuterne con il premier Matteo Renzi l’ultima volta che è atterrato a Venezia, in occasione del Digital Venice».
C’è chi dice che l’Alta Velocità fin sotto l’aeroporto non sia indispensabile, che in Europa ce l’hanno solo Francoforte e Rotterdam mentre tutti gli altri scali funzionano comunque con i convogli express... «Non è vero, a memoria conto sette esempi solo in Germania. L’orientamento è quello e non perché lo dice Marchi ma perché lo dice la Commissione europea: i core airport devono essere collegati all’Alta Velocità. Venezia, in particolare, è crocevia del corridoio Mediterraneo e di quello Baltico. Per noi è un’occasione irrinunciabile per fare del Marco Polo un vero polo intermodale ferro-aria. Le faccio un esempio: da noi arrivano ogni giorno dieci pulmini da Lubiana. Domani potrebbe utilizzare il treno. Con la Tav il nostro bacino si allargherebbe da Brescia alla Slovenia».
La fermata a Mestre non era sufficiente? «Si punta a portare la Tav fuori dalle città, come dimostra anche il progetto di Vicenza, che difatti ha la fermata in Fiera. Comunque valuteremo i flussi di traffico e studieremo eventuali collegamenti secondari».
La soluzione prescelta è il tunnel sotto la gronda lagunare? «Se penso che le prime proposte che mi sono state fatte dalle Ferrovie risalgono al 2001... Ora ci concentriamo su un tracciato meno impattante del tunnel, che dalla linea dei bivi scende verso l’aeroporto e poi risale continuando lungo la Venezia-Trieste. Tessera non sarà dunque stazione di testa ma passante e proprio lì sta la differenza con l’ipotesi dell’ex commissario Mainardi. Di qui a di- cembre, comunque, lavoreremo fianco a fianco con Rfi, non accetteremo ipotesi “chiavi in mano” ».
Quanto costerà? «Tra 700 e 800 milioni». Save è disposta a cofinanziare? «Non ne abbiamo ancora discusso ma sì, se ne può parlare se ci sarà la possibilità di inserire l’opera nel contratto di programma. Abbiamo già dimostrato la nostra disponibilità in tal senso in passato, studiando soluzioni in project sull’esempio della Perpignan-Figueres. Poi non scordiamoci i fondi Ue, la Cassa depositi e prestiti, il fondo Margherita (fondo europeo) ».
Resta nero su bianco la contrarietà del Comune, anche se oggi è commissariato. «Al momento è un dettaglio ininfluente. Il Comune sarà interpellato quando ci saranno il progetto di Rfi e il via libera del ministero, dunque ad aprilemaggio, dopo le elezioni. Ne parleremo col nuovo sindaco».
Il costo oggettivamente alto, la complessità del progetto, l’annunciata opposizione del territorio. Non sarebbe stato meglio puntare su una soluzione low cost? Così non rischia di arenarsi tutto? «Questo tracciato si può fare in due fasi funzionali. Il primo stralcio ricalca sostanzialmente la Smfr, con una curvatura leggermente diversa, non costa più di 220 milioni ed a quel che mi risulta è già finanziato. Il secondo si può fare anche più avanti, quel che è importante è avere una prospettiva di lunghissimo periodo ed evitare progetti che possono castrare il successivo sviluppo dell’infrastruttura, che deve poi proseguire verso Trieste. I soldi? Abbiamo buttato al vento 1,5 miliardi per la progettazione del ponte di Messina, penso che 800 milioni si possano investire sulla Tav nel terzo scalo italiano».
Quando vedremo l’opera realizzata? «Non faccio previsioni, a questo punto mi accontento dei piccoli traguardi. Il primo è a dicembre. In questi giorni assistiamo ad un grande dibattito sul futuro di Venezia: questa è un’occasione irripetibile, un fatto concreto tra mille parole».
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sabato 30 agosto 2014

domenica 24 agosto 2014

71 Mostra del Cinema, calendario e guida

71. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica

27 agosto > 6 settembre 2014

Calendario delle proiezioni per il pubblico

Il calendario delle proiezioni per il pubblico alla 71. Mostra si articola in 11 giornate, da mercoledì 27 agosto a sabato 6 settembre 2014. Biglietteria >>
Pre-apertura della 71. Mostra: martedì 26 agosto, ore 20:15 Sala Darsena, con Maciste alpino (1916) di Luigi Maggi e Luigi Romano Borgnetto, con la supervisione alla regia di Giovanni Pastrone (Italia, 95’, v.o. muto). Con accompagnamento musicale dal vivo.


71. MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA
[ Visualizza il calendario pubblico/accreditati in formato PDF, incluso anche il programma di Esterno Notte  a Venezia e Mestre ]

MERCOLEDÌ 27 AGOSTO

GIOVEDÌ 28 AGOSTO

VENERDÌ 29 AGOSTO

SABATO 30 AGOSTO

DOMENICA 31 AGOSTO

LUNEDÌ 1 SETTEMBRE

MARTEDÌ 2 SETTEMBRE

MERCOLEDÌ 3 SETTEMBRE

GIOVEDÌ 4 SETTEMBRE

VENERDÌ 5 SETTEMBRE

SABATO 6 SETTEMBRE





MINI GUIDA ALLA MOSTRA DEL CINEMA


Dal Pasolini di Ferrara agli italiani Costanzo, Martone 
e Munzi. Passando per una giuria presieduta 
da Alexandre Desplat. 
Ecco la 71esima edizione del Festival


di Marta Galli
Il leone, simbolo del Festival di Venezia (Credits: CHRISTOPHE SIMON/AFP/Getty Images)
Il leone, simbolo del Festival di Venezia 
(Credits: CHRISTOPHE SIMON/AFP/Getty Images)








Le carte sono sul tavolo. La rosa dei film e dei registi che
parteciperanno alla 71esima Mostra Internazionale d’Arte
Cinematografica di Venezia è svelata. Ad aprire le proiezioni,
il 27 Agosto, sarà Birdman (o The Unexpected Virtue of 
Ignorance) di Alejandro Iñárritu, con un curriculum
da 12 nomination all’Oscar (per i film precedenti) e un cast
(quello attuale) di assoluto richiamo (Michael Keaton, Edward
Norton, Emma Stone, Naomi Watts). Spiccano tra i registi
nomi di peso come Andrei Konchalovsky, Amos Gitai,
Peter Bogdanovich, ma anche Shinya Tsukamosto, David
Gordon Green, Abel Ferrara e Roy Andersson, che di solito
siamo abituati a vedere a Cannes. Per il secondo anno
consecutivo in gara c’è inoltre un atteso documentario,
The Look of Silence, di Joshua Oppenheimer, fuori
concorso Slavatores e Lars Von Tryer. Ora che la macchina
è stata innescata, mentre si lavora febbrilmente ai palinsesti
e a oliare gli ingranaggi perché tutto funzioni al meglio, il
tormentone parallelo è in fieri. Ecco i temi caldi:
La prima domanda scontata. Un po’ come i mondiali di
calcio, il festival del cinema di Venezia produce sempre un
certo nazionalismo, che si traduce nella domanda: e i
ilm italiani? Il direttore Alberto Barbera ha raccontato
di averne passati al setaccio parecchi, di questi 3 sono in
lizza per il Leone D’Oro e si faranno notare. Si tratta de
Il Giovane Favoloso di Mario Martone, con Elio
Germano nei panni di Leopardi; Anime Nere di Francesco 
Munzi, girato (in dialetto calabrese) in un paesino dell’
Aspromonte; Hungry Hearts di Saverio Costanzo
che invece è stato girato a New York, con un budget contenuto,
interpretato da Alba Rohrwacher e Adam Driver, ora impegnato
nelle riprese del quarto episodio di Star Wars con George Lucas.
“Non sono certo i film che sbancheranno il botteghino” –
ha spiegato Baratta – “ma i festival rimangono uno dei pochi luoghi
in cui la logica soffocante del profitto non costituisce l’elemento
dominante”.
La seconda domanda scontata. Ci saranno le grandi star? A
metterne in dubbio la presenza è la concomitanza temporale con
il ben più accentrante Festival del Cinema di Toronto, ma di
nuovo Baratta conferma che lo struscio di divi di spicco è
assicurato: Al Pacino, Michael Kiton, Willem Dafoe, Ethan Hawke,
Bill Murray, Edward Norton, e le attrici, naturalmente, a
cominciare dalle francesi Catherine Deneuve, Chiara Mastroianni,
Charlotte Gainsbourg, ma anche le hollywoodiane Emma Stone e
Naomi Watts.
Non è festival senza la madrina. Se l’anno scorso è stata
una bionda, Eva Riccobono, ad aprire e chiudere il Festival, 
quest’anno sarà una bruna mediterranea. Luisa Ranieri è 
un’attrice di cinema e di teatro, con frequenti incursioni in 
fiction televisive. Debutta nel 2001 con Leonardo Pieraccioni 
nel film Il Principe e il Pirata. Fa il suo ingresso nel cinema 
d’autore tre anni più tardi con Il Filo Pericoloso delle Cose
episodio del film Eros di Michelangelo Antonioni (presentato 
alla 61esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia).
La stanza dei bottoni. Tra i responsabili del verdetto finale
ci sarà anche Carlo Verdone, assieme a Tim Roth, Sandy Powell,
Joan Chen, Philip Gröning, Jessica Hausner, Jhumpa Lahiri, ed
Elia Suleiman. A capo del panel di giurati: Alexandre 
Desplat, pluripremiato compositore di musiche per il cinema.
Tra i maggiori successi, le saghe di Twilight e Harry Potter,
 ma anche i film di Wes Anderson. 
Tra il qui della crisi e l’altrove della letteratura. Se è vero
che il cinema riflette lo spirito del tempo, è da constatare lo stato
di crisi che i film raccontano, molti di questi hanno per tema la
guerra (Good Kill di Andrew Niccol con Ethan Hawke e The Cut
di Faith Akin, sul genocidio degli armeni). Ma c’è soprattutto
tanta letteratura: l’atteso Pasolini di Abel Ferrara (con Dafoe,
Riccardo Scamarcio e Valerio Mastrandrea), il Leopardi di Martone,
The Humbling di Berry Levinson, tratto dal romanzo di Philip Roth,
con Al Pacino, The Sound and The Fury di James Franco tratto da
 William Faulkner. Annunciata anche la presenza della politica
nei film italiani (tra questi La Trattativa di Sabina Guzzanti).
Per dirla con Alberto Baratta: “un altro cinema possibile”.
Festival del Cinema di Venezia, dal 27 Agosto al 6 Settembre