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Colonna editoriale

EDITORIALE - C'è crisi. A Jesolo c'è sempre meno richiesta. Molti stanno abbandonando la località. Si è sentito affermare in maniera categorica che è impensabile la costruzione di ulteriori complessi alberghieri od extra alberghieri. L'attuale ricettività di Jesolo è più che sufficiente, perchè l'arenile non puo' ospitare oltre il numero concesso, anche per garantire un certo equilibrio alle aziende esistenti per gli anni a venire. Vorremmo, se possibile, iniziare un piccolo ragionamento su questo tema. Se non fossero sorti, tanti e tali alberghi vent'anni fa. Se non fossero sorti nè bar, nè condomini, nè negozi e coloro i quali rappresentavano allora le aziende esistenti non ne avessero permesso la costruzione, cosa sarebbe di Jesolo oggi? Ed inoltre... (segue pagine interne)

IL TERRITORIO ABBANDONATO: ...Non c'è disastro o calamità naturale infatti che possano essere relegati nella dimensione biblica della fatalità, senza chiamare in causa le responsabilità o quantomeno le corresponsabilità dell'uomo, l'uomo di governo e l'uomo della strada, il potente e il cittadino comune. Vittime, feriti e dispersi; frane, smottamenti e alluvioni; danni e rovine non sono altro che il triste risultato del combinato disposto tra la furia degli elementi e l'inerzia o l'incuria degli esseri umani. Tutto è, fuorché emergenza: cioè eventualità imprevista e imprevedibile, caso fortuito, accidente della storia... Giovanni Valentini - la Repubblica - 3 marzo 2011

giovedì 4 settembre 2014

Protocollo per ospitare i profughi, agli alberghi pagamento in due mesi

VENEZIA - Minimo tre mesi di permanenza; l'assicurazione che non siano siriani ed eritrei che prendono la scheda telefonica, gli abiti puliti e 2,5 euro di argent de poche e poi se ne vanno per cercare di raggiungere parenti ed amici in Germania, l'Olanda o Svezia; pagamento a sessanta giorni. E, perfino, chiare indicazioni sul menù da servire in tavola: niente pasta, salsicce o prosciutto, piuttosto verdure, cous cous e riso.
Ieri il prefetto di Venezia, Domenica Cuttaia ed il presidente di Confturismo Veneto Marco Michielli hammo messo nero su bianco un protocollo sulle condizioni per ospitare i profughi richiedenti asilo negli alberghi del Veneto, in attesa che la commissione del Triveneto di Gorizia esamini le loro domande di protezione internazionale. Finora le condizioni dell'accoglienza non erano sufficientemente chiare, l'unica cosa che gli albergatori sapevano è che sarebbero stati pagati 35 euro al giorno per l'accoglienza di ciascun richiedente asilo. Tre hotel hanno accettato comunque  (a Padova, a Chioggia e Vicenza). Adesso che i dettagli sono stati fissati alla virgola, molti altri albergatori potrebbero essere interessati a mettere a disposizione del Viminale e delle Prefetture le loro camere per l'operazione Mare Nostrum. "Abbiamo messo le basi per una valida collaborazione - commenta Michielli - E fatto un lavoro di precisazione che puo' essere d'aiuto in tutta Italia e aiutare gli albergatori a valutare l'opportunità di ospitare i profughi". Non scende in dettagli, il presidente di Confturismo, ma a quanto si sa la Prefettura avrebbe assicurato che nelle strutture ricettive saranno inviati richiedenti asilo che non scappano via subito, la permanenza media andrà dai quattro ai cinque mesi e saranno fornite anche indicazioni dettagliate sui pasti da servire. Se qualcuno non torna a dormire per due sere di seguito è ovviamente liberissimo di farlo, ma ai gestori degli hotel si consiglia di avvisare i carabinieri. Gli abiti puliti da consegnare agli ospiti li fornirà la Caritas e la Prefettura pagherà le fatture emesse dagli alberghi entro 60 giorni.

Mo.Zi
Dal Corriere Veneto di giovedì 4 settembre 2014, pagina 3 (Primo Piano)



Profughi negli alberghi? Il no di Zaia

Dura replica al prefetto di Venezia che ha chiesto collaborazione agli operatori

VENEZIA. L’emergenza profughi non trova d’accordo il Governatore Luca Zaia e il prefetto di Venezia, Domenico Cuttaia.
Luca Zaia
A scatenare il botta e risposta sono state le dichiarazioni del prefetto che, in una nota informativa sull’arrivo, ieri, di altri 180 profughi in regione, ha spiegato che «i migranti fanno parte di un contingente di 440 persone, determinato sulla base di una ripartizione tra le regioni. La sistemazione degli altri 260 migranti appare piuttosto problematica», si legge nella nota, «anche a causa della mancata individuazione di un centro di smistamento. Al fine di fronteggiare la situazione» il prefetto di Venezia si rivolge a Federalberghi «per acquisire l’eventuale disponibilità di strutture ricettive di modeste dimensioni e di categoria medio-bassa, sottolineando come la corresponsione pro-capite di 35 euro al giorno potrebbe compensare gli operatori del settore della stagione turistica non propriamente brillante a causa del maltempo».
«Valuteremo la proposta del prefetto», si è limitato a dire Walter De Cassan, presidente degli albergatori bellunesi.
Immediata e dura, però, è arrivata la replica di Zaia. «Il turismo non si aiuta in questo modo: se il governo vuole supportare la crisi di un settore strategico dell’economia veneta e nazionale (70 milioni di presenze, 17 miliardi di fatturato) vari lo stato di crisi per tutta l’industria turistica».
Il governatore ha poi aggiunto: «Quanto ai 35 euro, trovo scandaloso che la somma per il sostentamento dei profughi venga erogata nel nostro paese e non nei paesi di provenienza, dove 35 euro sono spesso sostentamento per un’intera famiglia, attraverso una saggia e lungimirante politica di cooperazione internazionale. Io resto sempre del mio avviso: aiutiamoli a casa loro, non facciamogli trovare una seconda Africa dopo quella che hanno abbandonato per disperazione».
26 agosto 2014

Alitalia chiude le basi di Venezia e Verona, saltano cento posti

O accetteranno di lavorare partendo ed atterrando da Roma o Milano oppure perderanno il posto. E' il destino di cento tra piloti ed assistenti di volo Alitalia operativi nelle basi di Venezia e Verona dopo che la compagnia ha deciso di chiudere tutti gli altri presidi nazionali... (Corriere del Veneto, 4 settembre 2014, Prima Pagina) 


Alitalia, linee aeree italiane


Base Alitalia chiude, il personale farà il "check-in" a Roma e Milano

La compagnia di bandiera italiana smantella le sue stazioni venete e, per lavoratori e sindacati, è il momento di far sentire la propria voce. Tra la fine di settembre e la prima metà di ottobre chiuderanno infatti le basi Alitalia di Venezia e di Verona ed il personale addetto alla navigazione (un centinano fra i due scali) dovrà far base a Roma o a Milano nonostante i voli nazionali ed internazionali con destinazione da e per le due città venete restino sostanzialmente immutati. Si viene così a creare un forte disagio per i lavoratori che per prendere servizio dovranno presentarsi a centinaia di chilometri di distanza (Roma o Milano) dalla propria residenza, utilizzando mezzi (aerei o treni) su cui potrebbero esserci problemi ad ottenere la giusta prenotazione, e un aggravio di costi per l’azienda che oltre a rimborsare il trasporto deve provvedere a frequenti sistemazioni in albergo.
“Forse un po’ più di flessibilità (mentale e organizzativa) – scrivono da Filt Cgil - sarebbe indispensabile per la nuova proprietà di Alitalia che anche durante la vicenda legata all’acquisto ha dimostrato rigidità eccessive (vedi la vicenda della cassa integrazione) oltre che poca comprensione per le condizioni del proprio personale che magari, se messo in condizione di vivere con meno stress e più serenità, può dare anche una maggiore resa in termini di lavoro”.
“Nella complessa vicenda Alitalia e nella difficile trattativa con Ethiad - scrive in una nota Federica Vedova, segretaria regionale della Filt Cgil - oltre al drammatico epilogo dei licenziamenti, ancora una volta ci si deve confrontare con una scelta aziendale che poco ha a che fare con il risparmio (e conseguente riduzione del costo del lavoro) e molto invece riguarda dinamiche a noi oscure. Ci riferiamo nello specifico alla chiusura di tutte le basi di Alitalia (Venezia e Verona per il Veneto) e relativo trasferimento coatto di tutto il personale di volo negli ultimi hub rimasti: Roma e Milano”.
3 settembre 2014

Potrebbe interessarti:http://www.veneziatoday.it/cronaca/chiusura-basi-alitalia-venezia-lavoratori-costretti-roma-milano.html

mercoledì 3 settembre 2014

La Tav lungo le spiagge è «congelata»


VENEZIA — Il progetto della Tav sulle spiagge non è né vivo, né morto. E’ criogenizzato. Sta nel freezer, in attesa che chi di dovere (ossia Italferr, la società delle Ferrovie dello Stato che si occupa delle progettazioni) decida che farne. Ma, assicurano dal ministero dell’Ambiente, fino ad allora non andrà né avanti né indietro: semplicemente continuerà a starsene nel cassetto polveroso della commissione Via in cui è chiuso ormai da quattro anni. La vicenda del tracciato «litoraneo», voluto dalla Regione (nella persona dell’ex assessore alle Infrastrutture Renato Chisso) perché servisse le littorine dei turisti oltre alle «frecce» ad Alta Velocità, poi contestato dai Comuni coinvolti, quindi disconosciuto dalla stessa
Regione che l’aveva promosso e infine cestinato, è davvero una storia di ordinaria burocrazia, riportata alla luce ieri dal deputato del Pd Simonetta Rubinato.
Il progetto, messo a punto da Italferr su incarico di Rfi e mandato della Regione, risale al 2010: «In Veneto - sentenziava all’epoca il governatore Luca Zaia - c’è l’intenzione di scendere verso la fascia litoranea e avere una stazione che serva tutte le spiagge. E’ una partita da 4,2 miliardi che noi vogliamo con forza». I Comuni attraversati dai binari, però, non erano della stessa idea ed anche gli industriali espressero qualche perplessità di fronte ad una linea che, correndo alla massima potenza verso i nuovi mercati dell’Est, sarebbe incespicata nella fermata «Jesolo Lido»... (continua  a leggere)

Pinault si riprende tutte le licenze, bomba nell’occhialeria veneta


VENEZIA — Per il settore dell’occhialeria, in gran parte veneto, già scosso in questi giorni dalle vicende al vertice di Luxottica, è un terremoto. La notizia è arrivata mercoledì sera, con una nota di Kering, in cui il colosso francese del lusso guidato da François Pinault annuncia la partenza del progetto per riportare in casa la progettazione e la vendita dei propri marchi finora concessi in licenza. Il progetto ha come punto di partenza la griffe Gucci, concessa in licenza da vent’anni a Safilo, tra i marchi di maggior valore per la casa veneta dopo la perdita tre anni fa della licenza Armani a favore di Luxottica. I francesi e Safilo annunciano lo stop con due anni di anticipo, entro il 31 dicembre 2016, della licenza Gucci, che comporterà per i francesi il pagamento di una penale di 90 milioni di euro alla casa padovana in mano al fondo olandese Hal, che verranno pagati in tre tranche tra 2014 e 2018. Contestualmente allo stop della licenza, Kering continuerà ad affidare a Safilo per quattro anni, dal 2017 al 2020, la produzione degli occhiali a marchio Gucci. I contratti definitivi saranno firmati entro fine anno.

I commenti di prammatica sono improntati alla diplomazia. «Siamo soddisfatti di prolungare la nostra partnership attraverso un accordo che valorizza il cuore della forza di Safilo e l’eccellenza del nostro prodotto occhiale», commenta l’Ad di Safilo group, Luisa Delgado. «Siamo soddisfatti di poter contare su Safilo come partner, perché il loro know how nello sviluppo e nella manifattura del prodotto è importante per la qualità e l’artigianalità che vogliamo più che mai per il nostro business eyewear», aggiunge il manager di Kering, Jean François Palus. (continua la lettura dell'articolo)

Decine di tassisti veneti arrestati in Germania, trasportavano profughi

21:37  CRONACHELa difesa della categoria, Campagnolo (Cooperativa tassisti Vicentini): «Se il cliente paga nessuno ci impone di chiedergli l’identità». Decadute le accuse per i due padovani

La difesa della categoria, Campagnolo (Cooperativa tassisti Vicentini): «Se il cliente paga nessuno ci impone di chiedergli l’identità». Decadute le accuse per due padovani (segue)

Corriere del Veneto 2 agosto 2014
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Immigrazione, tassisti veneti arrestati in Germania: 

“Trasportavano profughi”

Gli accusati avrebbero portato con le loro auto oltre confine centinaia di stranieri che avevano pagato per il tragitto. I primi episodi l'anno scorso, ma il caso è emerso solo in questi giorni come riporta il Giornale di Vicenza. La difesa: "Non c'è obbligo di controllare l'identità. Se il cliente paga ed è presentabile nessuna legge ci impone la verifica"


La frontiera si passa in taxi. Mentre al sud continuano gli sbarchi di clandestini, al nord ad improvvisarsi “scafisti” sono i tassisti italiani. Sono centinaia i profughi che avrebbero usato auto a noleggio con conducente e pulmini per cercare fortuna in Germania. Le forze dell’ordine tedesche hanno arrestato decine di autisti con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. I primi fermi sono dello scorso anno, come scrive il Giornale di Vicenza e il Mattino di Padova, ma il caso è emerso in queste settimane con l’arresto del noleggiatore Alessio Tavecchio, 45 anni, di Pianezze (Vicenza) trovato mentre trasportava 10 profughi siriani (segue)

Il Fatto Quotidiano 2 agosto 2014

martedì 2 settembre 2014

Padova -«Alcol consumato solo nei bar»

I divieti del sindaco di Padova. Stop alla vendita di bevande alcoliche a chi ha meno di 18 anni. Si beve solo nei locali con licenza. Multe salate per chi trasgredisce


PADOVA - «Sono in arrivo due ordinanze contro l’uso di alcol da parte di minori e il degrado. La prima riguarda il divieto di vendita di bevande alcoliche a minori di anni 18, anche a bassa gradazione – ha dichiarato Massimo Bitonci, sindaco di Padova – Questo provvedimento ha un unico obiettivo: tutelare la salute dei nostri ragazzi. Il divieto vale per chioschi ambulanti, bar, ristoranti e ogni genere di attività commerciale, supermercati compresi ed amplia la normativa nazionale, con ulteriori pene anche pecuniarie. Saranno sanzionati anche i maggiorenni che, in pubblico, cedano a minorenni bevande alcoliche dopo averle acquistate. Il comportamento dei minori sarà invece segnalato ai genitori – ha chiarito Bitonci –.
La seconda vieta il consumo di bevande alcoliche al di fuori dei plateatici e dalle immediate pertinente di bar, ristoranti e locali con licenza di somministrazione – ha spiegato – Questo provvedimento intende tutelare il decoro, favorire nei clienti un consumo responsabile e stanziale e migliorare la qualità della vita dei padovani e dei turisti. Ai trasgressori saranno sequestrate le bevande alcoliche e verrà applicata una sanzione pecuniaria, con pene speciali per i recidivi – ha concluso – Chiedo alle associazioni di categoria di essere le prime garanti del rispetto della norma, che non intende in alcun modo penalizzare i commercianti, ma piuttosto tutelarli dall’abusivismo. Il messaggio deve essere chiaro: a Padova si beve nei bar, per la sicurezza di tutti e per rispetto degli esercenti che pagano le tasse. Basta bivacchi agli angoli delle piazze con casse di birra o superalcolici – ha specificato – Non è prevista alcuna limitazione all’asporto di bevande alcoliche per il consumo domestico”.

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Birra e spritz solo al bar. Alcol, multe anche ai genitori

Due provvedimenti del sindaco di Padova per fermare il dilagare dell’alcolismo. La prima riguarda i minori, la seconda gli spazi in cui si può bere

PADOVA. Stretta sull’alcol ai minori, maggior decoro del centro. Con alcune novità che faranno scuola: se i minori bevono saranno multati i loro genitori, così come saranno multati gli adulti che offriranno da bere a minorenni. Infine, divieto di bere fuori dagli spazi dei bar e dei locali: non si potrà più stare per strada con la bottiglia in mano. La nuova ordinanza firmata dal sindaco Massimo Bitonci, che entrerà in vigore già da domani, prevede multe salate per gli esercenti che verranno sorpresi a vendere alcol ai minori di 18 anni e per i genitori dei ragazzi pizzicati a bere, sia fuori che all’interno dei locali della città. Niente pizza e “bionda” con gli amici quindi per i minorenni padovani, ai quali l’ordinanza vieta di fatto il consumo di qualsiasi bevanda alcolica. Non solo. Bitonci ha firmato un altro decreto, in cui proibisce il consumo di alcol al di fuori dei locali, dei plateatici e delle zone immediatamente antistanti in tutta la città. Nessuno quindi potrà più bere una birra in Prato della Valle, sul Liston, nei parchi o, più semplicemente, seduto sulla panchina sotto casa.
Stop ai minorenni. Bar, pizzerie e supermercati, in realtà, già dovrebbero rispettare la normativa nazionale, che prevede il divieto di vendita e somministrazione ai minori di 18 anni. La novità dell’ordinanza di Massimo Bitonci, in attesa del visto giuridico del Prefetto Impresa che ufficiosamente ha già promosso l’iniziativa, sarà quindi legata al divieto di consumo per i minorenni e all’inasprimento delle sanzioni verso i commercianti e gli stessi genitori dei minori sorpresi.
Difesa della salute. «Questo provvedimento ha un unico obiettivo: tutelare la salute dei nostri ragazzi - ha dichiarato il sindaco - . Saranno sanzionati anche i maggiorenni che, in pubblico, cedano a minorenni bevande alcoliche dopo averle acquistate. Il comportamento dei minori sarà invece segnalato ai genitori. Di recente a Padova abbiamo vissuto storie di minori finiti in coma etilico, e consapevoli del fatto che l’abuso di alcol possa provocare nei più giovani anche danni irreversibili, riteniamo questa ordinanza fondamentale per la loro tutela. Non saranno contenti i commercianti che fino ad oggi lucravano sui minorenni vendendo birre e superalcolici a un euro. Dopo l’ordinanza aumenteremo i controlli». Qualora un minorenne venisse trovato in strada a bere alcol scatterà quindi la confisca della bibita, la segnalazione alla famiglia e, in base ai casi, le multe ai genitori. Nel caso in cui invece vengano trovati minori a bere all’interno dei locali, nei bar o nelle pizzerie, le sanzioni colpiranno anche gli esercenti.
Solo nei bar o nei plateatici. Sarà esecutiva anche l’ordinanza che proibisce il consumo di alcol fuori dai bar e dai plateatici. «Non andremo assolutamente ad intaccare la movida dello spritz - ha assicurato Bitonci - perché sarà possibile bere anche nella zona immediatamente limitrofa al locale. Il nostro obiettivo è quello di scongiurare i bivacchi e non quello di colpire i ragazzi che la sera riempiono le piazze». Il provvedimento riguarda tutta la città e quindi non sarà possibile bere una birra o un superalcolico in strada, ma solamente all’interno dei locali, delle zone in cui sono previsti tavolini all’esterno e nelle immediate vicinanze. Un’ordinanza che potrebbe mettere ordine in tutta la città, ma che magari rischia di colpire anche chi sorseggia una birra sulle scale della Gran Guardia senza nessun proposito molesto. «Questo provvedimento intende tutelare il decoro, favorire nei clienti un consumo responsabile e stanziale e migliorare la qualità della vita dei padovani e dei turisti - ha risposto Bitonci - .Chiedo alle associazioni di categoria di essere le prime garanti del rispetto della norma, che non intende in alcun modo penalizzare i commercianti, ma piuttosto tutelarli dall'abusivismo. Il messaggio deve essere chiaro: a Padova si beve nei bar, per la sicurezza di tutti e per rispetto degli esercenti che pagano le tasse. Basta bivacchi agli angoli delle piazze con casse di birra o superalcolici». Non è prevista alcuna limitazione all'asporto di bevande alcoliche per il consumo domestico, poiché l’ordinanza prevede la sanzione solo nel caso i cui si venga trovati in possesso di bottiglie aperte.
Manifestazioni. L’ordinanza potrà essere ritirata in alcune occasioni particolari, come quelle legate ad alcune manifestazioni specifiche, a concerti o dopo particolari richieste da parte delle associazioni che organizzano eventi. «E’ ovvio che in occasione di particolari avvenimenti l’ordinanza non sarà valida - ha chiarito il sindaco Bitonci - ma saremo sempre noi a decidere quali eventi possano essere esclusi». Il decreto dovrebbe contenere anche dei paragrafi dedicati alle famiglie, a cui potrebbe essere riservato un legittimo trattamento di favore. «Individueremo delle zone turistiche dove magari le famiglie potranno fare tranquillamente un pic-nic e sorseggiare una birra – ha garantito Bitonci – perché non voglio vietare a nessuno di bere un bicchiere mentre cucina una bistecca. Capisco quanto sia difficile, ma dobbiamo studiare un metodo serio per evitare che magari questi possano diventare luoghi di degrado».


Massimo Bitonci
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BITONCI, BASTA BIVACCHI. SI BEVE NEI LOCALI, PER LA SICUREZZA DI TUTTI E PER RISPETTO DEGLI ESERCENTI CHE PAGANO LE TASSE.
RIVOLUZIONE ALCOLICI: STOP A VENDITA A MINORI E CONSUMO IN AREE PUBBLICHE.

BITONCI, BASTA BIVACCHI. SI BEVE NEI LOCALI, PER LA SICUREZZA DI TUTTI E PER RISPETTO DEGLI ESERCENTI CHE PAGANO LE TASSE.

RIVOLUZIONE ALCOLICI: STOP A VENDITA A MINORI E CONSUMO IN AREE PUBBLICHE.

“Sono in arrivo due ordinanze contro l'uso di alcol da parte di minori e il degrado. La prima riguarda il divieto di vendita di bevande alcoliche a minori di anni 18, anche a bassa gradazione – ha dichiarato Massimo Bitonci, sindaco di Padova – Questo provvedimento ha un unico obiettivo: tutelare la salute dei nostri ragazzi. Il divieto vale per chioschi ambulanti, bar, ristoranti e ogni genere di attività commerciale, supermercati compresi ed amplia la normativa nazionale, con ulteriori pene anche pecuniarie. Saranno sanzionati anche i maggiorenni che, in pubblico, cedano a minorenni bevande alcoliche dopo averle acquistate. Il comportamento dei minori sarà invece segnalato ai genitori – ha chiarito Bitonci – La seconda vieta il consumo di bevande alcoliche al di fuori dei plateatici e dalle immediate pertinente di bar, ristoranti e locali con licenza di somministrazione – ha spiegato – Questo provvedimento intende tutelare il decoro, favorire nei clienti un consumo responsabile e stanziale e migliorare la qualità della vita dei padovani e dei turisti. Ai trasgressori saranno sequestrate le bevande alcoliche e verrà applicata una sanzione pecuniaria, con pene speciali per i recidivi – ha concluso – Chiedo alle associazioni di categoria di essere le prime garanti del rispetto della norma, che non intende in alcun modo penalizzare i commercianti, ma piuttosto tutelarli dall'abusivismo. Il messaggio deve essere chiaro: a Padova si beve nei bar, per la sicurezza di tutti e per rispetto degli esercenti che pagano le tasse. Basta bivacchi agli angoli delle piazze con casse di birra o superalcolici – ha specificato – Non è prevista alcuna limitazione all'asporto di bevande alcoliche per il consumo domestico”.

TRAFFICO - Questa notte, martedì, chiude l’A4 tra bivio Passante e San Donà

I lavori della terza corsia destinati a terminare in anticipo. 

Ma bisognerà togliere tremila new jersey e rifare la segnaletica. 

Ecco tutte le uscite e gli orari di chiusura al traffico


MESTRE. Rimozione di circa 3 mila new jersey in cemento da 50 quintali l'uno, installazione della segnaletica verticale e realizzazione di quella orizzontale su un tratto di circa 15 chilometri, stesura dell'asfalto drenante e rifinitura della carreggiata. Un mese e mezzo di lavori alla fine dei quali la terza corsia sarà una realtà nel tratto di A4 compreso fra il bivio A4/ A57 tangenziale di Mestre e il ponte sul fiume Piave, opera - anche questa - in fase di completamento.
Sono in dirittura d'arrivo i lavori per la costruzione della terza corsia nel primo lotto Quarto d'Altino - San Donà di Piave, opera che una volta tanto si concluderà in anticipo rispetto ai tempi previsti. La riorganizzazione del cantiere per consentire di effettuare tutti gli interventi pianificati, richiederà la chiusura, in direzione Trieste del tratto compreso fra il bivio A4/A57 tangenziale di Mestre e San Donà dalle ore 20 di martedì 2 settembre fino alle ore 6 di mercoledì 3 settembre.
Chi arriva da Milano, dovrà necessariamente uscire a Mogliano (sul Passante di Mestre). Alla riapertura, il traffico in direzione Trieste scorrerà su tre corsie fino al Ponte sul fiume Piave. Sempre da mercoledì 3 settembre, modifiche anche per il casello di Meolo dove la situazione, rispetto a quella attuale, sarà invertita: chi arriva da Venezia potrà uscire a Meolo, mentre chi arriva da Trieste no. In entrata, invece, sarà possibile andare verso Trieste ma non verso Venezia.